Lost in Dolcetto

16 Settembre Set 2013 1423 16 settembre 2013

Galimbo e il logos orizzontale

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Sono tantissimi anni che vado al FestivalFilosofia, giunto alla tredicesima edizione. Lo seguo dalla sua seconda. E ogni volta trovo Umberto Galimberti. Credo non ne abbia mancata una, mentre io non sono sempre andata alle sue lectio magistralis. Le prime erano un rapimento estatico, pura scienza e umanesimo sparato alle folle alla velocità di 100km orari, sommistrati da un vocione baritonale che al microfono fa sobbalzare i clienti del bar all'angolo. Un oratore nato. Un pozzo di sapienza, anzi no! Di "Ricerca della verità", perché è questo che fa un filosofo. Prendevo appunti cercando di tenergli il passo, era una sfida, ma molto divertente. Oltre alle doti linguistiche e alla conoscenza, Un grande, abilissimo affabulatore. Le donne se lo contendevano per l'autografo e nelle prime file era tutto un sussulto di ammirazione. I maschi indietreggiavano, non potendo competere. Poi certi anni ho lasciato stare, incuriosita da altre lezioni (la caratura dei relatori al Festival fa impallidire...sono capocce spaventose ), pensando "Galimberti eh ti conosco e però dai, che barba, lo so che lezioni fai.. l'uomo nell'età della tecnica, le cose dell'amore, il ricondursi a Platone ...). Quest'anno era così. Non avevo cambiato idea. Vado a vedere altro, ho pensato. Poi l'ho trovato in agenda, in piazza Grande. Non mi soon pentita. Pur riconoscendo tutti i "luoghi" galimbertiani, la nascita del desiderio compreso, quando ho aperto il taccuino la danza degli input al cervello è ricominciata vorticosa. Parlava di Possessione. "Si può parlare d'amore solo se ci si disloca dalla razionalità. La condizione è quella dell'entusiasmo, parola greca, che contiene la parola dio. Dentro di te c'è un dio che parla". Da questo momento, ma anche da prima che parlasse, in quella piazza è come se una sentinella avesse chiuso degli scuri e fossimo rimasti solo noi davanti al logos orizzontale del filosofo, impetuoso, vento in poppa, ma pertinente in ogni passaggio, pregno di riferimenti alla cultura ellenica, alla filosofia, alla letteratura, alla psicoanalisi, ai poeti, abitati dalla follia come gli artisti, ma attenzione, che "gli artisti abbisognano della disciplina, ferrea, che li inchioda al tavolo di lavoro, che li fa alzare presto alla mattina, per produrre i frutti della loro arte".
Platone ci dice i beni più grandi ci vengono dalla follia. E Platone è colui che ha fondato il modo di parlare e ragionare di noi occidentali (mica uno da citare e via!). I poeti e i bambini sono altre categorie di posseduti, come ricorda Heidegger. Ora può partire una cavalcata nella psicoanalisi: "Nei sogni non funziona il principio di non contraddizione. Un sogno comincia a New York e finisce nell'impero romano. Jung diceva che non siamo coscienti, ma lo diventiamo".Platone iscrive amore nella follia. Follia profetica. Follia iniziatica-le madri con i figli adolescenti ne sanno qualcosa-follia poetica. I poeti arrischiano il linguaggio, ma la più grande la più potente è la follia d'amore". Non quella pandeia. Ma la divina.

La parte di personalità che mi colpisce di più in Galimberti è il suo modo di entrare e uscire da ogni campo del sapere conosciuto, citando una quantità di fonti impressionante per vastità e spessore, ogni volta, facendo sembrare la lezione nuova, rigenerata, preziosa.  Un logos che procede in orizzontale e non in verticale, poiché lui non apre e chiude un discorso, ma ne tiene insieme e sviluppa contemporaneamente una decina, senza perdere di senso e di tenacia polemica, mai! Pur parlando di possessione (d'amore) il filosofo di Ca' Foscari non è certamente come l'amante, che assalito da troppe parole non le riesce a usare e finisce con l'essere a corto di espressioni e ragioni d'amore. Non è toccato dal delirio, Galimberti. Piuttosto da una forma di conoscenza universale ed ellittica, spiralidosa, pervasa dall'amore per la sapienza, senza esserne da questo modificata nel senso di turbata.  Sapranno gli insegnanti istruire e affascinare gli allievi, che germinati da un terreno di follia credono che la cultura sia noiosa, finché non incontrano un illuminato, un professor Keating in grado di coinvolgerli nella materia? Inedita chiave di lettura del rapporto di coppia arriva come un fulmine a ciel sereno e io mi chiedo se sia possibile proseguire, oggi, nell'ostinato modo di interpretare le relazioni dopo questo: "L'amore non è un rapporto tra te e me ma un rapporto tra me e la mia follia reso possibile da te. Altro che amore platonico. Questo è l'amore il resto è idraulica". Perché ogni storia d'amore è una storia di rigenerazione, di trasformazione dell'io.

Non per step successivi, ma inoltrandosi nel sentiero della ricerca della verità, servendosi di tutte le frecce appuntite della conoscenza, così procede Galimbo. E tutte le volte è una scoperta che non fa camminare più dritti nelle proprie sicurezze, per un po'.

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