Lost in Dolcetto

29 Settembre Set 2013 0952 29 settembre 2013

Langhe 2. Dal sogno del WiMu, con bacio Grant-Bergman, all'effluvio perditesta del Barolo

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Panorama da SerralungaMitologico vitigno del Barolo



Le due vecchiette megere, ma tanto simpatiche, scrutano l'ingenuo (ahahah) Cary Grant per carpirgli fiducia e fedeltà. Stanno congegnando il piano diabolico di "Arsenico e Vecchi Merletti", architrave del film, insieme all'ironia nera che lo percorre. Io sussulto di contentezza.

A Barolo c'è il WiMu, Museo del Vino, e non mi ci vuole molto a capire che il progettista è lo stesso del Museo del Cinema, Francois Confino. Dopo gli iniziali pannelli divulgativi ci si inoltra in un percorso che comprende scenari tra il reale e l'immaginifico, in cui vengono raccontate le fasi salienti della vendemmia e dell'imbottigliamento, come se fosse un film. Le stanze sono a tema, rosse come in un cocktail bar, nere e viola, per lasciare al vino il tempo di riposare. Seneca avvisa sulle qualità seducenti della bevanda, "Nessun segreto di chi avrà assaggiato il pregiato vino rimarrà tale". Ma il cuore cede all'ingresso nella saletta del cinema, dove tra i film a tema come "Blood and Wine" e "Il profumo del mosto selvatico" spicca il bacio più lungo della storia, quello fra Cary Grant e Ingrid Bergman in "Notorius" di Alfred Hitchcock, subito dopo un rocambolesco nascondiglio nelle cantine e una bottiglia di quel nettare rotta in mille pezzi.
È giunto il momento. Avvicino il naso al baloon e mi lascio inebriare da quel mirabile bouquet. Il rosso granata invade lo sguardo e la bocca. Dopo un simile assaggio di Barolo non sarò più la stessa.
Scopro di alloggiare sulla salita Gino Bartali, ma qui tutto è intriso di storia. Siamo poco distanti da Santo Stefano in Belbo, terra di Cesare Pavese, e questi sono i luoghi di Beppe Fenoglio.
La fauna è curiosa, dal contadino nato e cresciuto qui, rugoso e schivo, al genovese trapiantato che lesina sul formaggio. Mentre io accarezzo un "cane pecora", così lo chiamo: muso canino su una silhouette rotonda e paciosa.
La sera vado al bistrot del posto: la signora Piera serve tajerin al ragù, pollo selvatico, carne cruda e buné di cioccolato. Da non perdere.

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