Lost in Dolcetto

19 Ottobre Ott 2013 1601 19 ottobre 2013

London Film Fest, il catalogo delle visioni/1

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Il festival di Londra, che si è aperto con "Gravity" di Alfonso Cuaròn e si chiude, di fatto, con "12 Years A Slave" di Steve McQueen, l'unico applauso deciso da parte della stampa che ho sentito finora, ha offerto molte prime europee e qualche prima mondiale. Ecco le impressioni, tra un caffè bollente trangugiato in sala e un panino al farro veloce.

Grand Central
Storia d'amore clandestina? (ma se lui sa tutto!) tra un aitante giovane tunisino che trova lavoro in una centrale nucleare e la ninfa del villaggio, interpretata da una sexy Léa Seydoux. Un corpo da spegnere con l'auto botte. Mi è piaciuto. La regista è brava a mescolare i vari strati di tensione, tra l'ansia crescente per un nuovo lavoro da cominciare, l'inizio della passione per Karole e, soprattutto, vero motore dell'azione, la centrale nucleare che incombe, detonatore di emozioni e pericoli di morte. Le immagini del film sono tutte girate in interni, tra le pareti e il nucleo, dove possono lavorare solo i più coraggiosi ed esperti. Da brivido, eppure così reale, così minaccioso il quadro d'insieme. Il giovane metterà a rischio la sua stessa vita, incoscientemente, per stare appresso a Karole. Un incrocio di solitudini che non si dimentica.

The Sarnos - A Life in Dirty Movies
Mi domando da quando è iniziato il festival quanti film di anziani e biopic io abbia visto. Beh tanti, facendo una media. The Sarnos è uno di questi, insieme a Last Impresario, Good Ol' Freda e Elaine Stritch. Anche meno. In certi momenti pensavo "So boooring", in altri mi dovevo ricredere.
Questo sta nel mezzo di queste considerazioni. James Sarno è un regista di film soft core, i sexploitation, che negli anni sessanta produceva a manetta per allietare i giorni e le notti di un pubblico in cerca di eccitazione facile, non troppo esplicita però. "Nei miei film non si vede nudo!" è sempre stato il proclama orgoglioso di Sarno. Sua sodale e musa, la moglie Peggie, che nei primi anni Duemila, quando la crisi del settore era inaffrontabile, gli trova delle scritture a New York. Tenero, nostalgico, ma troppo distante sia dai miei gusti sia da un modo di intendere il biopic così didascalico da nauseare. Però le scene dello sdoganamento pubblico sono riuscite.

The Parrot and the Swan
Tragicomico racconto delle vicende sentimentali di un povero fonico turnista nei teatri di balletto argentini e latinoamericani, incompreso dalla sua fidanzata ormai ex e preso da una danzatrice incinta, che naturalmente non sa Di chi sia suo figlio. Cattura lo spettatore il tono lieve, da commedia rosa, che permea tutto, e il candore innocente del protagonista. La giraffa con annesso "calzino" diventerà il Left motiv che lo accompagnerà da una sbarra a un palcoscenico, dal teatro di finzione a quello della vita.
Troppo leggero.

Enaugh Said
Penultimo film di James Gandolfini, bravissimo e in parte in un ruolo da business man, divorziato, con una figlia che ama e continua a seguire e un nuovo amore all'orizzonte. Il nuovo amore è una massaggiatrice, appena giunta in città, che come migliore amica non trova di meglio della ex moglie del suo boyfriend. Ma lei questo non lo sa. I sentimenti e tutto ciò che non viene detto, o detto troppo, sono i protagonisti di una storia a cavallo tra la commedia romantica e situazionale. Con attori al top. Se c'è una massima che insegna questo film è di non mentire mai al tuo partner e di non prendersi gioco di lui. Perché in questo modo ti prenderai gioco anche di te stessa.


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