Lost in Dolcetto

8 Febbraio Feb 2014 0109 08 febbraio 2014

Concentrazione di mascolinità. 50 sfumature di attore in The Grand Budapest Hotel

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Lara Maria Ferrari Per prima arriva Tilda, di casa alla Berlinale:'E' pieno di amici questo posto. Si respira cinema appena atterrati- e, riferendosi ai suoi colleghi-Farei un film con ogni singola persona a questo tavolo'. Beh, con alcuni lo ha già fatto. Allora si emoziona anche lei, signora Swinton. Siamo alla conferenza stampa di The Grand Budapest Hotel, di Wes Anderson, apripista del Concorso a questa 64 edizione del festival di Berlino. Non passa uno spillo in sala perché non c'è spazio. Tale è la concentrazione di attori e di immaginari che ospita il nuovo progetto del regista texano, stasera in anteprima mondiale. Ralph Fiennes, Edward Norton, Bill Murray, Jeff Goldblum, Willem Dafoe... Mancano 'solo' Adrien Brody, Léa Seydoux, Jude Law e F. Murray Abraham all'appello. Ma dove li mettevano i poveri organizzatori?!? Boston Herald:' Dicci qualcosa che non sappiamo di questo lavoro di proporzioni straordinarie'. Prendiamo le parole del critico americano per inoltrarci in questo viaggio ai confini tra reale e fantastico, che ha per motore un compitissimo e amabile concierge con le fattezze british di Ralph Fiennes. Un inglese altolocato. Uno che conosce tutto di tutti, anche i segreti più riposti. Per definizione. Attraverso un percorso labirintico costruito da quadri color pastello e poi virati al rosso ceralacca, quello degli interni dell'ascensore, piombiamo nella vita movimentata di Monsieur Gustave H., a capo del personale di un Grand hotel a Praga. Un tuffo barocco e charmant nella Mitteleuropa. Tra le sue clienti preferite c'è la vegliardissima Madame D. (Tilda Swinton) la quale non solo ci lascia le penne di lì a poco, ma ha un figlio, Dimitri, molto sospettoso nei confronti di Gustave. Madame, infatti, prima di morire, aveva affidato alle cure del concierge un dipinto del rinascimento, il ragazzo con la mela. Avverso sarà il destino di monsieur, per mano proprio di Dimitri (Adrien Brody) il quale non solo pensa che Gustave abbia sottratto il quadro, ma lo pensa anche capace di uccidere la madre. Così, attraverso un gioco di fughe, di equivoci e di caccia al gatto col topo, Gustave riuscirà a sfuggire al carcere, grazie all'abilità nel capire la natura umana, ma troverà in Zero Mustafa (il piccolo lobby boy) un amico per la vita e il socio fidato che non ha mai avuto. Una trama che ne accoglie al suo interno almeno altre quattro, nello stile di Anderson. Bravissimo a tessere storie che più surreali è difficile immaginarne, eppure altrettanto abile a svilupparle, a dipanarne la narrazione tenendole tutte sul filo, in parallelo, con gran senso del ritmo dall'inizio alla fine. Provate a guardare la sequenza dell'inseguimento sulle nevi, tra il sicario in pelle nera Willem Dafoe da un lato e concierge e Zero dall'altro, subito dietro con lo slittino. La scritta sul traguardo dice 'Olympic Games' e forse, pensiamo, visto come si stanno mettendo le cose a Sochi, è meglio assistere a questi giochi. Cosa dire poi di un altra giocoleria? L'inseguimento sulla balconata del Grand Budapest tinteggiato di rosa e stucchi. Che fa tanto corsa del triciclo in Shining. Ehhhh la sa lunga, Wes! Rimane solo un grande, ciclopico dubbio: Anderson non si starà un stufando di brevettare i suoi giocattoli perfetti? Alla lunga anche la perfezione stufa. No? In sala stampa la curiosità è come sia stato possibile tenere unito un cast di simili primedonne. Bill Murray risponde con decisione:' OH, è un sogno che si è avverato'. Ma è anche quello che si ricorda meglio l'esperienza di girare un film in India ('Il treno per il Darjeeling') con Anderson:'Sì, mi ricordo bene-ammicca in tono sarcastico. E fa ridere tutta la sala. Per i maniaci dei riferimenti, poi, il regista di Houston spiega:'Abbiamo guardato una marea sterminata di film europei girati in America, tra cui tanto Ernst Lubitsch. Contenti?' E io penso, Eh, le domande le fanno solo a lui. Perché è il dominus degli attori. Della storia. Della narrazione. E a fronte di un grappolo di domande per Norton, il giovanissimo Tony Revolori, Tilda e altri, solo a Ralph non ne fanno. Tranne alla fine. E la risposta, doppia, di attore e regista, valgono tutta la chiacchierata con i giornalisti:'Ho ricevuto questo script meraviglioso e mi sono semplicemente domandato quale ruolo potevo interpretare', comincia Fiennes. 'Quello!'- gli risponde Anderson. 'Non avevo mai letto nulla del genere'- chiosa l'attore inglese. 'Ho scritto questa parte con Ralph in testa. Non potevo vederci un altro. Ogni cosa che fa nel processo attoriale per avvicinarsi alle emozioni del personaggio è perfetta in quel momento. È lui Gustave'. Giuro di aver visto un bagliore di vera commozione sul viso di monsieur. Maschere, figaggine, gli attori che ho sempre amato.

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