Lost in Dolcetto

14 Febbraio Feb 2014 1555 14 febbraio 2014

Com'è bella fanciullezza... alla Berlinale

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Lara Maria Ferrari BOYHOOD Ieri doppietta eccezionale a Berlino. L'orso ha emesso due urli che hanno squassato il festival, in concorso e nella sezione Panorama. E visti i tempi, per il primo si parla di un riconoscimento pesante. Richard Linklater ambienta il suo intenso, struggente racconto di formazione di un adolescente americano, Mason, che cresce in Texas, stessa provenienza del regista, insieme a una sorella volubile e annoiata e alla madre (Patricia Arquette) che si sceglie sempre i ragazzi sbagliati. 'Boyhood' è il titolo di quest'opera che spende benissimo i suoi 164 minuti di proiezione. Il padre è Ethan Hawke, fricchettone magnifico con i ragazzi, non esattamente un esempio da seguire, con problemi di lavoro, ma pur sempre meglio di un docente di letteratura alcolizzato. Ciò che stupisce e avvicina lo spettatore al film è la bravura di Linklater a descrivere desideri, ansie, esigenze e spinte motivazionali che animano i protagonisti, accompagnandoli nel loro rapido, progressivo, complesso passaggio all'età adulta. Ma compiendo il percorso con una grazia, un equilibrio, una profondità interiore che non sono di tutti i giorni, specialmente nel cinema americano. La sottoscritta pensava Linklater fosse britannico, tanto per capirci. Perché la sensibilità di raccontare questo spaccato nella fanciullezza di due teen americani è tutto tranne che spaccona, gigantesca, tipica della rappresentazione stelle e strisce. "La vita scorre velocemente. Questo anche ci insegna il film"- sono le considerazioni di Lorelei Linklater, figlia dell'autore, che ha la parte di Samantha. La scelta di Patricia e Ethan nelle vesti di genitori non è casuale. Lui è stato scritturato a New York, mentre Patricia è stata una madre molto giovane, perciò Richard sapeva che era un'attrice e una mamma in grado di capire "È un punto di vista sulla famiglia. Ho incontrato molti ragazzi di 6-7 anni prima, per provare a capirli nelle diverse aspettative di vita che crescono insieme a loro e sono molto orgoglioso di come la mia coppia di genitori Patricia e Ethan hanno lavorato così duramente con i bambini". DIFRET Sorpresa del festival è 'Difret', di Zeresenay Behrane Mehari, che vede Angelina Jolie produttrice esecutiva. Al debutto, sostenuto dalla stessa, piccola compagnia di produzione di questo regista etiope formatosi ed educato in America, Behrane racconta uno scontro di civiltà, quella centenaria e patriarcale che ha ancora la meglio nel suo paese d'origine e lo domina in tutti gli strati della popolazione, e quella moderna nella quale una giovane avvocatessa tenta, come può, di introdurre i maschi della sua comunità, nei quali è costretta a imbattersi ogni giorno, e una ragazzina della quale vuole assumere la difesa. Difret, spiega Behrane, ha un doppio significato: coraggiosa e violentata. È il caso di Hirut, la piccola vittima di abusi sessuali da parte di un uomo, che la rapisce sulla strada di ritorno da scuola. Dopo una notte di violenze, botte e maltrattamenti, Hirut fugge e uccide involontariamente un uomo. È chiaro che si tratta di legittima difesa, tuttavia la battaglia fra i sessi si risolve sempre a favore degli uomini, in un paese come l'Etiopia, perciò il destino di Hirut è già segnato: dovrà morire. Ma interviene Meaza, che metterà in pericolo il suo lavoro e la sua reputazione, conquistata molto faticosamente, per salvare la ragazzina. Toccante dramma sociale e giudiziario, che apre gli occhi al mondo sulle aberranti condizioni di vita delle donne in alcune zone rurali arretrate dell'Africa. Girato con mezzi semplici ma con tanta passione e convinzione, politica, ma prima di tutto morale. Ci fa piacere sapere che Difret è stato appena comprato dall'italiana Satine di Claudia Bedogni che la distribuirà nel nostro Paese. Pellicola pervasa da un radicato senso etico, che ne fa un bell'esempio di cinema impegnato e civile, non esente da una narrazione fluida e dinamica. Viene dalla vittoria al Sundance Film Festival e secondo noi è il vincitore di Panorama. Tocca al pubblico, adesso.

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