Lost in Dolcetto

14 Maggio Mag 2014 1630 14 maggio 2014

Grace la principessa triste

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Mi è capitato recentemente di soggiornare in un hotel intitolato al fondatore della Croce Rossa Henry Dunant. Chissà che direbbe monsieur Dunant delle azioni che compie la principessa Grace per salvare il suo matrimonio e il principato in nome del grande ente benefico. Ne sarebbe fiero? Non lo sappiamo. Sappiamo però le reazioni che hanno avuto i Grimaldi – Casiraghi alla visione del film: dissociazione, disapprovazione totale. Charlotte si è espressa per prima e poi tutti gli altri. Tanto che stasera, all’attesissimo red carpet, il primo del Festival di Cannes 2014, i principi non ci saranno. Peccato. Un’occasione di glamour persa. A proposito, il glamour pare essere stato uno dei problemi della pellicola, secondo il giudizio delle altezze serenissime: ce n’è troppo. Ma soprattutto, il film pecca di inesattezze storiche. Certo, guardandolo stamani si capisce perché il pollice verso. Grace era all’apice della carriera cinematografica quando nel ’56 sposa Ranieri III di Monaco. Non sapeva a cosa andava incontro. Il film si concentra in particolare su un momento della vita della Principessa, il 1962, in cui Grace è a un bivio: continuare a recitare o diventare tutto e per tutto una regnante, devota alla patria, al marito e ai due figli Carolina e Alberto? Non facile e la decisione coinvolgerà più persone: la famiglia, il suo popolo, i genitori e lei stessa. La sua felicità. Fra le fredde mura del palazzo Grace ha un confidente, padre Tuk. Una figura fondamentale che la aiuterà a comprendere meglio se stessa nel mare di incertezze che la governano. Per me l’opera di Dahan è fondamentale: getta una luce nuova sulla Principessa più amata di sempre, che la fa assomigliare a un’altra icona del nostro tempo, Lady D. in tema di principesse tristi contemporanee.
L'immagine di un mito sgretolato. Per lo meno un po' scalfito. Così ne esce questa nuova versione di Grace. I rotocalchi delle nostre mamme, più dei libri di storia ci avevano abituati a un’immagine ben diversa, più zuccherosa del principato di Monaco. Più scandalistica, certo, ma non politica. Invece in questo lungometraggio Grace appare addirittura determinante nel risolvere una controversia fiscale tra principato e nazione e le sue abilità diplomatiche torneranno utili al marito. Che capirà quanto sua moglie sia preziosa. Certo, Ranieri non ne esce benissimo. Anzi. Autoritario e incapace di comprendere la moglie, appare come colui che le tarpa le ali. Mentre poi la ex ragazza di Philadelphia capirà di avere fra quelle mura un altro nemico.

Capiamoci: l’aspetto apologetico emerge ad ogni passo. Gli amanti dell’eleganza e dello charme, di quell’allure senza tempo della Principessa non rimarranno delusi. L’apertura, con la donna, attrice e futura principessa ripresa di spalle, in cinemascope e circondata da una luce leggermente perlacea, è veramente bella. Tuttavia non è un biopic, sia chiaro. Per questo siamo rimasti un po' storditi e meravigliati. Per tutto il film Nicole recita con gli occhi rossi e intuiamo nella sua recitazione compita, consapevole, da grande attrice, ogni turbamento e frustrazione che devono avere accompagnato Grace Kelly nel momento più difficile della sua vita.
Nicole è stata Grace. Entrambe donne stupende, ‘Veneri’ per usare un’espressione di Charles De Gaulle nel film, sono però profondamente diverse. Eppure per un lungo attimo le due figure son combaciate e abbiamo visto davvero la trasformazione di un’attrice in un’icona.

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