Lost in Dolcetto

8 Agosto Ago 2015 1819 08 agosto 2015

Cibo. Il ponte di tutto

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Un giro di ostriche. Se dovessero chiedermi quando è cominciata la mia estate 2015, io risponderei che è cominciata lavorando. Ma con un giro di ostriche. A Cannes, per il Festival cinematografico, la stagione è partita senza che me ne accorgessi, fra un pezzo e un live blogging, sotto il sole della Costa Azzurra, respirando cinema da mane a sera, con il conforto delle ostriche e dei frutti di mare di Astoux, generosamente offerti e che hanno segnato lo start di un'estate infuocata. Di incontri, esperienze, giungle d'asfalto e vita. Non dimentichiamo che Caronte sta caratterizzando queste giornate impossibili e ben poco si può fare contro un diavolo, tranne che trasformarlo in alleato. Così ho fatto io.

E Caronte è diventato un commensale, invitato alla mia tavola. Tutte le mie esperienze sono contrassegnate da tre punti fermi: il cibo, il vino e il cinema. Pare incredibile, ma una scheggia di ognuno c'è, anche quando sembra che nulla li conduca lì.

Biancolatte.

Milano per me è il ristorantino di via Turati, colmo di cose buone e anello di congiunzione di esperienze una agli antipodi dell'altra. Lo è il giorno di Uomini come Cibo, progetto espositivo realizzato dall’Atelier dell’Errore e supportato da Max Mara, in collaborazione con Collezione Maramotti. Un bestiario fantastico di creature che si cibano di uomini. Quaranta disegni di grandi dimensioni che esorcizzano le fragilità relazionali dei loro giovani creatori col mondo, trasformando gli uomini da divoratori a divorati e gli animali da vittime a carnefici vendicatori.

Lo è anche il giorno dello svelamento di #Locarno68, il festival cinematografico di mezza estate, super carico per la presenza quest'anno di Edward Norton, Meryl Streep versione rock singer e Andy Garcia. E' lì, dietro la tazzona di latte, la mini coda di rospo e un bicchiere di Merlot, che mi rifugio subito dopo. A +38° percepiti, fuori.

Expo.

Ma lo tradisco talvolta, quel rifugio, con avanposti olfattivi e gustativi. E' successo a Expo, la mia prima volta, in giugno, alla rincorsa di Michelle Obama. Ho provato la strana sensazione di atmosfera casalinga, incamminandomi fra padiglione Uzbekistan e Argentina, e per ristorarmi ho scelto lo street food. Mica tanto attrezzato, quel camionetto, in realtà, ma le polpette svizzere e il pane integrale eran buoni. Poi, un succo di frutta thai per completare il rapid lunch.

La Grecia.

Lo ricordo con piacere, perché in teoria con me non c'entra niente. Ma sono una giornalista, e una cittadina del mondo, quindi c'entra. Un giorno, la sera stessa della discesa in piazza del popolo greco, dopo essersi espressi con il 'NO' del referendum, un mio committente mi ha chiesto di scrivere tre righe sulla Grecia. E l'ho fatto. Con partecipazione.

La Cine-cena.

Milano è stato Cine-cena. Uno dei convivi più belli dell'anno, perché unisce cibo e cinema ad alti livelli. Nel quartiere del design c'è questo Studio che nel suo giorno di chiusura, il 16 marzo, ci ha ospitato, a noi corsisti di cinema, per una serata che alternava piatti a sequenze corrispondenti di films. Cous-cous, dolci sublimi, tacchino, sformati, davanti agli scambi leggendari di Hanna e le sue sorelle di Woody Allen.

Pancaldi, Reggio.

La giornata-evento l'ho vissuta il 9 luglio, nella mia città. Io, giramondolina che non sono altro. Partecipavo a un photo shooting 'per caso'. Sì, doveva essere un selfie fra me e la mia intervistata del mese, per una rivista di cultura e lifestyle con base a Mantova, per ricordarci di quella volta e per metterlo sul giornale. Invece, con la nostra fotografa ci siam trovate talmente bene da volerlo trasformare in servizio!

E che servizio. Dopo l'articolata, ultra professionale e spassosa sessione, io e Isabelle voliamo da Pancaldi salumi e formaggi – iniziativa sua – per un piatto di spaghetti olio, basilico e pomodorini, con parmigiano a parte. Ok, l'intervista può cominciare :)

Ristorante Pause.

Era la location dello show cooking del 7 luglio all'insegna dell'aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia. Il risto Pause è al centro Loris Malaguzzi, sede di Reggio Children, e quel giorno accanto alla cucina c'era una temperatura che si faceva rispettare. Tre chef, di cui due stellati: Gianni D'Amato del Caffè Arti e Mestieri, Andrea Incerti Vezzani di Ca' Matilde a Rubbianino e il maestro gelatiere Simone De Feo. Emozioni visive e papillari da ricordare. Sapori sublimi, fra aceto balsamico doc e dop e combinazioni fra il medesimo e maialino, tonno, gelato (!) e maionese al cioccolato bianco (!!).

I concerti in piazza.

Ne ho visti ben tre, tutti ai Mercoledì Rosa, e non sono di band famose. Il 24 giugno gli Stone Flower dedicati a Santana, l'8 luglio il Velvet Trio, con musiche del profondo Blues e Soul, e il 22 luglio i Faberscik, band tributo a Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber. Intensi, belli in modo differente. Trait d'union per tutti, un gelato celeberrimo gustato io e la mia amica sulle seggioline di piazza Duomo e... il biberon di Topozilla! Ricco di acqua e sali minerali. Per disidratare il pianista disidratato.

La mia svolta. Il lavoro ancora non c'è per tutti, eppure gira. Io nel frattempo sto cambiando, svoltando, cresco e ascolto Battiato: Segnali di vita, Summer on a solitary beach e La Prospettiva Nevskij il mio trittico delle meraviglie.

Veni, vidi e Prosit. Esperienze che val la pena ricordare.