Mambo

4 Marzo Mar 2013 1732 04 marzo 2013

Vendola e il dialogo suicida con Grillo

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Lo sconquasso a sinistra provocato dal successo del Movimento5 stelle non pone problemi solo al Pd. La realtà ci consegna due altri fallimenti. Quello di Ingroia e della sua lista giustizialista che seppellisce ogni velleità di costruire un partito di massa dei giudici e lascia la stessa magistratura interdetta di fronte al protagonismo di uno dei suoi Pm più in vista. E c'è, infine, l'insuccesso di Vendola. Nichi ha salvato il suo esercito portando alcuni suoi esponenti nelle assemblee parlamentari ma il suo partito ha mancato l'obiettivo di fare da collegamento con la sinistra sociale e sindacale nè è riuscito a catalizzare la protesta. Vendola torna così in mezzo al guado. In queste ore la sua tentazione è di fare da pontiere con Grillo per cercare di con vincere il Movimento 5 stelle a un rapporto parlamentare con il centro-sinistra. Questa strategia si scontra con l'impermeabilità dello stato maggiore grillino a ogni tentativo di coinvolgimento. Anche Vendola, come Bersani, forse crede che la base grillina si ribellerà al suo capo ma presto si accorgeranno che si tratta di una missione impossibile, soprattutto a ridosso di un voto entusiasmante per la nuova formazione politica. Nè l'aggancio con il grillismo può essere una strategia in grado di dare sostanza alla proposta politica di Sel. Realisticamente Vendola ha due strade davanti a sè. Può cercare di fare massa critica con tutta la sinistra sconfitta e pensare a una aggregazione futura con gli "ingroiani" oppure può mettere in calendario l'ipotesi di fare un patto che arrivi fino alla confluenza con il Pd. Questa ultima ipotesi è stata a lungo accarezzata da molti dirigenti vendoliani e oggi forse appare meno eccitante di fronte ai problemi di leadership del partito maggiore. Tuttavia Vendola difficilmente se la caverà se cercherà di far vivere il suo partito dandogli solo la prospettiva del dialogo, unilaterale, con Grillo. Siamo entrati ancora una volta in una fase in cui la sinistra, tutta quanta, scopre che gli elementi di destrutturazione sono più forti della capacità di aggregazione. Forse Nichi avrebbe potuto condurre una campagna  elettorale più caratterizzata socialmente, meno ossessionata da Monti, più proposutiva verso i movimenti di protesta. Forse avrebbe dovuto fare meglio il suo mestiere di leader di una sinistra radicale che non perde la propria fisionomia ma non  vuole vivere nella condizione di oppositore eterno. Tuttavia anche per Nichi l'urgenza delle scelte di oggi prevale sulle analisi dei propri errori. L'intera sinistra  appare stordita e smarrita, persino umiliata dai dinieghi di Grillo. La strada di una nuova proposta che offra all'elettorato una prospettiva diversa da quella che propone il leader dei 5Stelle è probabilmente l'unica percorribile. Servirebbero idee nuove, nuove forme di rappresentanza politica e la schiena dritta. Non bastano più nè l'antiberlusconismo nè le vecchie icone. In Europa i partiti socialisti hanno affrontato maree assai più pericolose, basti pensare alla Francia con il lepenismo, rinnovandosi. Qui invece si cerca il patto con il proprio boia. C'è chi ha scritto che il grillimso rapprsenta per il sistema poltico una specie di nuovo '68. Siamo già oltre. rappresenta invece quei movimenti extraparlamentari che hanno ucciso il 68, dalle formazioni movimentiste ai partiti marxisti-leninisti, come Servire il Popolo, a cui Grillo assomiglia sempre più anche per le approssimative procedure interne. L'idea che i movimenti si giudicano sulla base della propria auto-rappresentazione e non per la cultura della sua classe dirigenti porta sempre ad abbagli. Grillo ha difeso l'Iran attuale, vuole distruggere partiti e sindacati, non ama la Costituzione là dove questa probisce per il parlamentare il vincolo di mandato. Non basta?

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