Mambo

6 Marzo Mar 2013 1408 06 marzo 2013

Il Pd di oggi ricorda il Labour che perse con la Thatcher

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La Direzione del Pd parla a un mondo dei sogni. Bersani invoca un accordo con Grillo sapendo che non ci sarà. Massimo D’Alema lamenta che non sia possibile fare un governo di unità nazionale perché a destra comanda Berlusconi. Il mondo, così com’è, sembra sbagliato al Pd che invece di interrogarsi su questa contraddizione va avanti sulla propria strada. E’ per questo che il partito si avvia a chiedere il pre-incarico per Bersani e probabilmente accetterà un governo tecnico di pochi mesi. Renzi, invece, ha fatto la scelta teatrale che molti immaginavano ed è uscito a metà riunione e, soprattutto, prima che parlasse D’Alema. Il Pd così si predispone ad affrontare il nuovo scenario politico diviso, senza avere in  testa una politica delle alleanze e con una piattaforma politico-programmatica chiara nei suoi aspetti anti-casta, meno chiara sulle altre questioni. C’è in questa scelta di Bersani probabilmente il calcolo di mettere in difficoltà Grillo nel rapporto con il suo elettorato più aperto al dialogo. C’è probabilmente anche una logica di sopravvivenza non tanto del segretario, che è uomo disinteressato, quanto della sua squadra che dal suo declino vedrebbe iniziare la fine di una breve stagione di gloria gestita con straordinaria approssimazione. Solo che il Bersani di questi giorni sembra sempre più l’omologo di un famoso e generoso segretario del Labour Party , Michael Foot, che postò il suo partito a sinistra a cavallo dei primi anni Ottanta e si ritrovò a gestire sconfitte clamorose e una stagione di declino terribile per il socialismo britannico. Le decisioni di oggi sembrano presupporre solo la volontà di ottenere un pre-incarico da Napolitano e l’insistenza sulla necessità che Grillo dica i suoi “no” in parlamento lascia aperta l’intenzione del Pd di avere il via libera ben oltre il pre-incarico ma in vista di un governo che cerchi in parlamento una maggioranza. In questo modo anche in caso di sconfitta, più che probabile, Bersani potrebbe gestire il nuovo voto e quindi restare a capo della coalizione. Tuttavia questa scelta non sembra stare a cuore a Napolitano che correttamente vuole dare un incarico pieno solo a chi gli propone una maggioranza reale. E’, come si vede, un vicolo cieco. Il Pd formalmente oggi sembra unito attorno al suo segretario, anche D’Alema lo difende, anche se non  manca di lanciare i suoi strali sulla rottamazione e sui limiti della nuova generazione. Tuttavia pochi scommetterebbero sull’unità reale del partito. Qualunque scelta, verso il governo tecnico o verso Grillo, proporrà dissensi e forse addirittura separazioni. Renzi ha promesso lealtà, ma non starà a lungo alla finestra. La Direzione del Pd non sembra aver colto la drammaticità della situazione. Non è una novità. Se avessero capito prima l’umore del paese avrebbero fatto altre scelte. Il limite di questi partiti è l’estrema auto-referenzialità. E’ più che un limite, è una tragedia.

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