Mambo

11 Marzo Mar 2013 1004 11 marzo 2013

La seconda, più dura rottamazione di Renzi

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Ogni giorno porta la sua croce per Bersani. Grillo non sa più come dire che non ci sta a sostenere un governo guidato dal Pd. Bersani è incoraggiato da molti intellettuali ad andare avanti con un governo di alto profilo che renda costoso il no del leader del Movimento 5 stelle. Il tema del piano B, cioè di un governo del presidente che riporti a breve distanza al nuovo voto, diventa sempre più attuale. In questo quadro si muove Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze è indubbiamente in pole position per la prossima candidatura a premier del centro-sinistra. Renzi non vuole essere nominato per acclamazione ma vuole essere incoronato da primarie vere. Queste primarie hanno un handicap, cioè sarà difficile trovare un candidato che possa insidiare Renzi. Si parla di Barca, è il nome che circola fra i giovani turchi, ma non è detto che l'economista-ministro ci stia. Renzi sta cercando di smarcarsi più che può ,senza gesti di rottura, dall'abbraccio dei maggiorenti del Pd in fuga da Bersani. Se si presentasse al voto con la corte dei soliti noti del Pd la sua immagine sarebbe sgualcita. Ha davanti a sè un'altra stagione di "rottamazione", dovrà cioè ancora una volta dire molti no a chi nel Pd gattopardescamente gli si schiererà accanto per cercar salvezza e prosecuzione di carriera. Fra questi molti sono suoi ex compagni di partito, ciooè ex popolari, e molti sono  esponenti della nomenklatura degli ex Ds salvati da parlamentarie fasulle o da nomine dall'alto. In parole povere Renzi dovrà farsi killer dello stato maggiore del proprio partito per poter dire all'elettorato, anche grillino, che lui è il nuovo doc e per potere dire a elettori di tutti i campi che con lui è possibile trovare uno sbocco alla crisi. Probabilmente Renzi lascerà una prateria libera a sinistra dove ha pochi amici. Probabilmente cercherà di attrarre voti dal campo berlusconiano. Qui la situasione si sta facendo sempre più intricata. La quantità di processi e di condanne che sta travolgendo Berlusconi rischia da un lato di azzoppare il Cavaliere, soprattutto se verrà condannato defintivamente all'interdizione dei pubblici uffici con la conseguente incandidabilità, dall'altro il suo mondo si stringerà ancora di più attorno a lui e il Cavaliere, anche se incandidabile, potrebbe dirigere la propria armata  confermandosi capo di una destra acefala. Sono tutte variabili che dicono come l'Italia si stia avvicinando al punto di rottura politica con conseguenze inimmaginabili. La destra non può accettare che venga messo fuori gioco il suo capo per via giudiziaria, la sinistra non può dialogare con una destra che ha un leader sanzionato da una o più sentenze. Grillo in queste condizioni può dilagare anche se il rifiuto di dialogare con altri può nuocere alla parte nemeno fidelizzata del suo elettorato. Un anno fa ci siamo allontanati dalla Grecia per quanto riguarda i parametri economici, oggi siamo politicamente assai vicini ad Atene. La verità è che politici, di lungo corso o di nuovo conio, e magistrati si sentono Todos Caballeros, e l'Italia ormai sembra un paese semza futuro.

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