Mambo

27 Marzo Mar 2013 1103 27 marzo 2013

Bersani non convince Grillo, gli estremisti del Pd stanno affossando il segretario

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Bersani, più Letta, e i grillini si sono incontrati senza parlarsi. I portavoce parlamentari del Movimento non hanno daro il via libera al segretario del Pd, si sono presentati come esponenti della società, tutta intera a sentir loro che ne rappresentano invece appena un terzo, che ha cominciato a invadere democraticamente le istituzioni, hanno processato la vecchia classe politica per gli insuccessi di questi anni, hanno detto che sono disponibili solo ad appoggiare singoli provvedimenti. Sono apparsi timidi e spocchiosi, ma questo fa parte del colore. L'incontro è stato politicamente un fallimento. Bersani si è mostrato all'altezza del compito. Ha tenuto la schiena dritta, ha avanzato proposte, ha insistito sulla necessità di dare un governo al paese, ha prospettato il doppio cammino, governo politico più commissione per le riforme, ha detto ai grillini che non vede all'orizzonte il governissimo. In conclusione si può dire che Bersani ci ha provato. Adesso può solo sperare nella rivolta dei grillini di base e del mondo che li appoggia per costringere Grillo a cambiare idea. Difficilmente accadrà. Grillo si interpreta come leader di un movimento rivoluzionario che predilige la pedagogia della destabilizzazione  del sistema politico al tema della comune responsabilità. Forse pensa così di prendere altri voti in caso di voto anticipato. E' una strategia che può fargli perdere consensi oppure farglieli guadagnare in un parlamento che, tuttavia, se fosse dominato da loro diverrebbe un Vietnam democratico. Che può fare adesso Bersani? Nel caso che i grillini restino uniti ha solo la scelta di dialogare in modo meno ideologico con la destra. Quest'ultima chiede di trattare alla luce del sole sulla prossima presidenza della repubblica. Una strada c'è: trovare un nome condiviso. La ricerca del nome non è una mission impossibile ma può partire da una dichiarazione solenne di riproposta di Napoltitano che vinca le sue resistenze. Oppure su un'altra personalità che gararntisca gli uni e gli altri. Può contemperare la ricerca di verificare quanta parte del programma di Bersani è effettivamente e vincolativamente accettabile per la destra. Ciò che va superata è la damnatio della destra. Se si pensa che con questa non  si prende neppure un caffè perchè impresentabile e  attorno ad essa debba sorgere un filo spinato, un nuovo muro di Berlino, che impedisca la comune responsabilità, a Bersani non resta che rinunciare all'incarico e consentire un governo di scopo di otto mesi. Gli estremisti del Pd sollecitano il segretario alla purezza antiberlusconiana. I puri antiberlusconiani hanno già fatto il miracolo di restituire il pallino della politica nelle mani di Berlusconi che oggi può far partire il segretario del Pd o spingere decisamente verso il voto anticipato. Siamo nella singolare circostanza che per come si sono messe le cose solo la destra può fare il pieno dei propri elettori mentre Pd e 5Stelle, qualunque altra cosa facciano,  avranno difficoltà a riprendere tutti i loro voti. Quel che appare chiaro è che i grillini non vogliono il cambiamento ma la deflagrazione del sistema poltico anche a prezzo del crollo dell'Italia. Tanto peggio tanto meglio. Se il riformismo si riduce all'inseguimento di queste forze si snatura, se corre il rischio di affrontare un difficile dialogo con la destra ha qualche possibiloità. Grazie a Grillo e all'estremismo di alcune componenti del Pd, Berlusconi è tornato a guidare la politica italiana. Si era a un passo invece dal suo accantonamento. Non è accaduto per merito del Cavaliere e per gli errori delle culture movimentiste, rivoluzionarie e giustizialiste. Continuiamo così a farci del male.

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