Mambo

28 Marzo Mar 2013 0852 28 marzo 2013

Povera Italia, priva di statisti e di classe dirigente

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Chi esce bene e chi esce male da questo primo tentivo di Bersani che si avvia, a meno di clamorose sorprese, al fallimento? Il segretario del Pd ha mostrato il volto di una persona seria, disposta  a guidare una svolta nella vita politica, irrigidito, anche per colpa dei suoi improvvisati consiglieri, nel rifiuto di vedere le carte del PdL. Forse il segretario democratico sta sottovalutando un mutamento dello spirito pubblico che oggi chiede fondamentalmente un governo perchè comincia a farsi strada l'idea che, come ha detto Squinzi, l'Italia è alla fine e che il baratro è vicino. Bersani ha creduto che il mandato ricevuto dagli elettori sia solo quello di raccogliere la protesta grillina. Del Movimento5 stelle ha sopravvalutato la volontà di contare nella vita pubblica e sottovalutato il disegno di scassare il sistema politico a qualunque costo e a qualunque prezzo. Grillo non esce bene da questa tornata di consultazioni. Il suo mondo più radicalizzato è entusiasta del "vaffa" generalizzato, ma Grillo è stato votato anche da chi ha chiesto alla protesta di farsi governo o di cosentire un governo di tipo nuovo. Non è detto che di fronte a nuove elezioni il successo si ripeterà, soprattutto se il voto avverrà con il paese ormai dentro la prospettiva greca o cipriota. Il personale politico grillino è parso ovviamente inesperto ma tragicamente supponente, come se si facesse interprete di un'ansia di rivoluzione mentre tutto lascia pensare che gli italiani comincino a chiedere rassicurazione. Berlusconi ha giocato bene le sue carte. Ha galvanizzato il suo popolo, ha sgonfiato, con le dimissioni di Terzi, l'alone che ancora circondava il governo dei tecnici, ha chiesto un presidente della repubblica condiviso, non ha messo in discussione la premiership di Bersani a cui ha chiesto cose e persone che il segretario del Pd ha considerato irricevibili. Molte crisi europee sono finite a destra, dalla Spagna alla Grecia, e anche Berlusconi può ripetere lo stesso risultato dopo l'eventuale e probabile fallimento di Bersani. Esce bene dalla crisi Giorgio Napolitano, vero gigante in un mondo di pigmei, e l'Italia, con la sua rinuncia alla rielezione, perde un perno fondamentale nella vita pubblica. L'astro nascente di Pietro Grasso si è appannato con l'improvvido duello più che con Travaglio con quella parte della magistratura, Caselli e i pm di Palermo, che lo ha sempre contrastato. Appare chiaro quel che molti sanno e che l'illusione giustizialista vuole nascondere: la magistraura italiana assomiglia alla politica italiana, è piena di odi e di vendette, di zone d'ombra e di carrierismi, di rivalità insormontabili. Non è in pratica quel potere terzo che dà garanzie al paese. Forse la colpa di ciò sta nell'assenza del divieto ai magistrati di fare poltica che non è una limitazione dei diritti del magistrato-cittadino ma l'affermazione di un ruolo superpartes che dovrebbe costituire il suo fiore all'occhiello. Questo per quanto riguarda i leader. I partiti vivranno ormai una vera via crucis. Grillo non è riuscito a trovare il modo per governare democraticamente il suo movimento che gestisce come una proprietà privata. Più è forte elettoralmente, più teme il tradimento. sembra Stalin quando diceva che l'avvicinarsi del socialismo accresceva il numero dei nemici invece di accrescere il bene comune. Berlusconi fa come lui ma con maggiore successo. Il segretario del Pd non è stato ostacolato dai suoi colleghi di partito ma ha dato l'idea che il suo orizzonte comprendesse solo due componenti, la sua personale e quella improbabile ala sinistra dei cosiddetti "giovani turchi", trascurando altre sensibilità e altre esperienze. Come nel gioco dell'oca il Pd è tornato alla domanda iniziale: chi sono? dove vado? L'approccio liberal-democratico si è affievolito, la suggestione neo-socialdemocratica non ha preso i tratti dei partiti socialisti europei. Molto potrà cambiare con un buon nome per il Colle. Serve un dopo Napolitano, che sarebbe rappresentato al meglio da un Napolitano bis, che veda in prima fila una personalità convincente, convincente per tutti. Quando Berlusconi chiede una trattativa aperta su governo e Quirinale non sbaglia, visto che ormai le due "vacatio" si stanno sommando temporalmente mentre è ossessivo nella richiesta di dare il via libera solo a un uomo scelto da lui. L'Italia si avvia così a vivere la più grave crisi politico-istituzionale del dopoguerra con un personale politico che si sta rivelando assolutamente inadeguato e sostanzialmente prigioniero delle proprie ambizioni, paure, ossessioni. Mancano le grandi visoni, mancano le scelte ardite, manca il coraggio di dire al paese: ti do un governo anche con chi con mi piace ma abbiamo bisogno di far uscire l'Italia dalla fornace. Sono risposte che deve dare la poltica e i politici,  perchè l'avvitamento finale del governo Momti e il declino dell'attuale premier provano che non c'è una tecnocrazia migliore della politica e che questa, se vuole sopravvivere, deve contare prevalentemente sulle proprie risorse e sulle proprie capacità. Se le ha.

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