Mambo

2 Aprile Apr 2013 0833 02 aprile 2013

Il Pd, casa o carcere dei riformisti?

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Il tema dominante del centro-destra è quello di fare un governo con il centro-sinistra, anche a guida Bersani, oppure di andare al voto. Questa parte dello schieramento chiede anche un presidente deella Repubblica condiviso che abbia la caratteristica di non essere considerato come un avversario storico dallo stesso centro-destra. Il centro-sinistra a guida Bersani vuole invece un governo con Grillo, o una parte dei suoi, teme la grande coalizione, fa trapelare una preferenza per un presidente della repubblica che sia nemico della stessa grande coalizione e quindi invotabile dal centro-destra, pensa al voto anticipato, anzi anticipatissimo per evitare che il ciclone Renzi travolga Bersani  e il suo stato maggiore di geniali conduttori di sconfitta. Comunque la pensiate, questo è lo schema di gioco dei due contendenti. Quello di Grillo è più semplice. Grillo pensa di poter lucrare sulla incomunicabilità dei due suoi principali concorrenti, pensa di avere ancora il vento in poppa, sogna una maggioraza bulgaera nelle prossime elezioni per abolire partiti e sindacati. Bersani con questo signore si vuole alleare. Torniamo ai due partiti o schieramenti principali. In ognuno dei due è in corso una battaglia sotterranea attorno alla guida politica. Nel centro-destra il capo non è, non può essere, in discussione, ma molti sanno che il blocco politico nasce proprio dal fatto che con Berlusconi in campo è difficile fare qualunque alleanza. Secondo alcuni, Scalfari lo ha pure scritto, le probabili prossime condanne penali di Berlusconi potrebbero metterlo fuori gioco. Personalmente penso che se saranno i giudici e non gli elettori a allontanare Berlusconi dalla politica il popolo di centro-destra reagirà male legandosi ancora di più al suo capo. Nel campo del centro sinistra le critiche a Bersani sono tutte sotto traccia. Il segretario, che sembrava bonario e tollerante, ha stretto le maglie del suo partito forte di un pletora di giovinotti e di giovinotte calate dall'alto nelle liste elttorali che gli fanno da guardia pretoriana. Oggi il Pd mostra una cultura politica primitiva, movimentista, per nulla somigliante alla cultura riuformista di cui pure dice di voler appartenere. E' più simile al PCF o a uno qualuqnue dei partiti di sinistra cileni prima del colpo di stato. La domanda è come mai la discussione interna sia così asfittica. Forse perchè avvicinandosi le elezioni nessuno vuole indebolire il partito. Forse perchè il controllo del partito e dei seggi è in poche mani. Certo è che il Pd doveva essere la casa dei riformisti. Rischia di diventarne il carcere.

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