Mambo

5 Aprile Apr 2013 0906 05 aprile 2013

Renzi e/o Barca e il rischio di scissione nel Pd

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Colto, ironico, di buona famiglia di sinistra, anzi comunista (i diari di suo padre, Luciano, raccolti in due volumi, sono una miniera inesauribile per capire la prima repubblica) Fabrizio Barca sembra  il predestinato leader di una nuova sinistra. Si è mosso bene come ministro, ha pungolato i partiti,  soprattutto quelli di sinistra, sull'affievolito radicamento sociale, ha la civetteria di proclamarsi "comunista", rappresenta, a fronte del liberal-democratico Renzi, l'opzione di tipo socialista per il dopo Bersani. Probabilmente, come scrissi settimane  fa e come penso tuttora,  sarebbe utile e saqlutare per il Pd un ticket fra lui e Renzi con il secondo a palazzo Chigi, se troverà i voti, e il primo a guidare il partito. C'è invece la possibilità che si trovino l'uno contro l'altro come raffigurazione plateale del fallimento dell'amalgama malriuscito. Dopo l'affondo del sindaco di Firenze sono, infatti, tornati a soffiare forti i venti di scissione. Le ragioni sono diverse accanto a quella strutturale della fragilità del Pd. C'è una ragione di stati maggiori. A differenza di altri partiti occidentali qui chi vince prende tutto e tende ad annichilire il competitor. Questi partiti sono più pluralisti del Movimento 5 stelle (non ci vuole molto) ma restano a vocazione plebiscitaria e sono insofferenti alle critiche al leader di turno. Ma ci sono altre spiegazioni più profonde. Una dice che il Pd è fallito proprio sulla sua ragione di fondo. Avrebbe dovuto essere la casa dei riformisti in cui ciascuno entrava con la propria patria portatile e però cercava di fare comunità con altri che avevano fardelli diversi. In via di principio c'era, cioè, il tema che il partito non potesse assomigliare al modello delle culture affluenti. Invece è avvenuto il contrario. Soprattutto è avvenuto sul lato sinistro. Qui si sta manifestando un dato insopprimibile di una sinistra che vuole riconoscersi in qualcosa di proprio e di autonomo, si chiami riformismo o socialismo. E' ovvio che ciò accada in un sistema politico che guarda all'Europa dove i partiti progressisti sono tutti socialisti. In Italia cià è aggravato dalla confusione di lingue del post-Pci, che escluse di essere socialista ma una sua parte importante vive tuttora come una ferita l'aver cercato di andare "oltre". Tutto ciò rende quasi incomponibile la presenza di una leadership liberal-democratica con questa anima di sinistra. Renzi ci ha messo del suo nel creare questo clima di incomunicabilità. Ha fatto fuori esclusivamente i leader più anziani che vengono dall'ex Pci fermando la sua polemica verso i suoi ex colleghi democristiani. Ha parlato della sinistra come un cane morto. Ha sposato tesi blairiane dimenticando che molte sono fallite e che il breviario-Ichino è per tanti indigeribile. Ragionevolezza vorrebbe che di fronte all'eventuale avanzata di Renzi la sinistra si accingesse, per esempio guidata da Barca, a fare la sinistra interna  invece si sentono voci inquietanti di scissione. Ci può essere ad esempio una scissione silenziosa di quelli che Renzi proprio non lo sopportano. Ci può essere una scissione organizzata da parte di chi nel partito di Renzi teme che non sarà consentita altra cultura poltica. Se così accadesse avremmo due debolezze. Un Pd, o come diavolo si chiamerà, renziano sotto il 20% e una nuova sinistra in cui finirebbero quelli della Bolognina e quelli che vi si opposero. Nascerebbe, lo voglio dire a chi pensa a una sinistra fuori dal partito eventualmente renziano, una delle cose più vecchie di Occidente, basti pensare solo all'esito modesto che ha avuto la parabola di Oscar Lafontaine, dapprima riformista socialdemocratico poi radical a tutto tondo. L'affare, in sostanza, si ingarbuglia. Le reazioni, con vago linguaggio stalinista, del gruppo ristretto attorno a Bersani fanno presagire guerre civile interne. Ho già scritto che  considero questo gruppo dannoso per la sinistra e per il paese, soprattutto perchè ha rovesciato una piattaforma realista e gradualista assumendo una linea primitiva e di arroccamento. Però, da non renziano, devo anche dire che l'ex sindaco non può fare lo spacca-tutto. Deve essere inclusivo, culturalmente inclusivo. Non so chi lo lispira, ma non è tempo per talebani nè da una parte nè dall'altra.

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