Mambo

11 Aprile Apr 2013 0825 11 aprile 2013

Che sta succedendo a Pierluigi Bersani?

  • ...

Che sta succedendo a Pierluigi Bersani? Salito alle cronache negli anni passati come ottimo amministratore della sua regione e come buon ministro della repubblica, aveva mantenuto un profilo basso per lungo tempo. Le cronache dei suoi partiti, prima i Ds e poi il Pd, lo avevano segnalato come desideroso di primato, dissuaso dalla corsa versa la segreteria, dapprima in competizione con Fassino poi con Veltroni, da un Massimo D'Alema che aveva preferito i primi due per ragioni che solo ora comprendiamo. La sua immagin era diversa dall'attuale.

IL PRIMO BERSANI
Bersani, con il fido Di Traglia, attraversava velocemente il Transatlatico, concedeva poco ai cronisti, era sempre sorridente ironico, senza quel tic al naso che ora mostra quando è nervoso, cioè sempre. Insomma si era fatta la fama della occasione mancata da parte dei suoi colleghi di partito che al superattivo Fassibo e al superfantasioso Veltroni avevano dato più di quello che concedevano al figlio della laboriosa Emilia rossa. Quando è stato poi eletto segretario, dopo aver lavorato ai fianchi, con molti colpi bassi, il povero Veltroni, e superato d'un balzo sia Franceschini sia  l'incontinente Renzi, era sembrato che il Pd avesse scoperto un leader di non grande charme ma dal passo sicuro. Un maratoneta al posto dei due velocisti, penso a Veltroni e Renzi. D' Alema racconta che quando Bersani gli annunciò la sua volontà di fare il segretario gli disse che questa volta non avrebbe rinunciato anche se D'Alema avesse cercato di ostacolarlo. E D'Alema conclude il suo racconto dicendo: "Così ho capito era nato un leader".

IL LEADER E LA SUA CORTE

Nel frattempo accanto a Bersani si creava una vera cintura di ferro composta da Migliavacca, parlamentare di una sola legislatura che grazie al rapporto con Bersani era tornato alla Camera, e soprattutto Vasco Errani, abile negoziatore, fumatore incallito più di Pannella, furbissimo tant'è che i suoi amici-nemici lo chiamano la "faina". Poi una piccola corte fatta dal mite Di Traglia, dalla passionaria Chiara Geloni, che con  le sue intemerate ha sollevato un velo di antipatia attorno al suo protetto, e da uno storico, giovane e di valore, che era passato in poco tempo da Montezemolo al Pd, Miguel Gotor, vero piccolo alchimista di formule politiche sballate. Dopo questa primo cerchio poca roba e qualche inclusione, tipo il giovane Roberto Speranza. E tanti altri ragazzi eletti in parlamento. Davanti alle torri bersaniane, a difendere il segretario due giovani ambiziosi che avevano scoperto improvvisamente che era scoperto, cioè non occupato, il lato sinistro del Pd l e lo avevano presidiato militarmente, mettendo insieme una corrente dai tratti molto democristiani. Parlo di Orfini e Fassina che in Europa starebbero nella Linke e non nella socialdemocrazia.

ERA LIBERALE IL COMUNISNMO EMILIANO?

Tutto questo amalgama, ben riuscito, tranne che per il Pd e per il paese, ha fatto venire alla luce due cose di Bersani. Da un lato un suo modo di concepire la propria come una missione redentrice. Bersani riformista ha lasciato la strada al Bersani profeta. Alcuni dicono anche che in mezzo c'è una ambizione personale appena trattenuta da frasi ad effetto sulla disponibilità a farsi da parte. L'altro aspetto è una idea del dialogo molto da comunista emiliano: si dialoga se a comandare siamo noi. Bersani e i suoi emiliani sono abituati a interloquire con amici e avversari a condizione che il pallino sia sempre nelle loro mani. Culturalmente una vera debacle per il riformismo e lo svelamento di una vocazione di comando che getta un'ombra sulla storia del comunismo di quelle parti, che era sempre stato un fiore all'occhiello della sinistra e la prova vivente che nel comunismo italiano c'era una vena tollerante, inclusiva, liberale.

TORNA IL RISCHIO SCISSIONE

Il modo in cui Renzi è stato fatto fuori dai grandi elettori del presidente della repubblica è esemplare. Bersani dice di non aver mai telefonato per bloccare la sua elezione. Non ha neppure telefonato  per chiedere che  fosse eletto. Ha lasciati fare, nel migliore dei casi, lasciando che l'intendenza capisse i suoi desiderata. Più che un errore, una cretinata fautrice di sciagure. Gotor e gli altri intellettuali e politici che circondano  il segretario dovrebbero ispirarsi a letture più liberali se non vogliono far degenerare la vita interna del Pd e passare allo storia come il più ottuso gruppo di potere che la sinistra abbia mai avuto. Settimane fra avevo previsto la possibilità di una scissione. Renzi  non la vuole, ma se lo metti sulla porta che deve fare pover'uomo?

Correlati