Mambo

22 Aprile Apr 2013 0937 22 aprile 2013

La prima scissione da fare è da Vendola

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I partiti che hanno eletto Giorgio Napolitano, e che avrebbero potuto farlo in prima votazione con una lungimiranza che ci avrebbe risparmiato lo psico-dramma di questi giorni, non hanno molte strade da scegliere. Al nuovo-vecchio presidente hanno affidato il compito di dare un indirizzo alla situazione politica. Possono adesso dividersi fra di loro e al loro interno attorno alla possibilità di appoggiare la soluzione che Napolitano gli presenterà, ma devono sapere che se non consentiranno di dare a Napolitano la possibilità di formare un governo che abbia una maggioranza sono destinati a scomparire, tutti. Il tema all'ordine del giorno, che ha richiesto la decisione eccezionale di reiterare l'incarico all'ex presidente, è appunto quello di far nascere un governo che abbia l'ambizione di fare poche, serie e rapide cose per poi ridare agli elettori la parola.

LA ROVINA COMUNE

Se non riescono a trovare un accordo di fronte a loro c'è la rovina comune. La questione riguarda il Pdl che deve rinunciare a cercare nel nuovo governo la soluzione ai guai giudiziari del leader. La questione riguarda il Pd che ora non può cincischiare attorno al nodo di fondo, cioè che è obbligato a fare maggioranza con il centro-destra essendo improponibile allearsi con un movimento non solo riluttante, penso alle 5 stelle, ma che soprattutto accusa l'intero arco politico-costituzionale di essere golpista. La sinistra deve avere il coraggio di ascoltare tutto ciò che si muove nei movimenti e nelle aree più radicali, ma deve avere altrettanto coraggio nel tirare su un muro verso chi ormai esplicita un'idea di democrazia surreale (quirinarie di cui non si conoscono le modalità. i voti, i partecipanti oltre che il ricorso a piazze urlanti e minacciose sconfinanti con lo squadrismo puro e semplice). Chi la pensa diversamente vada con Grillo o si stringa attorno a Vendola.

VENDOLA E' INAFFIDABILE?

Quest'ultimo sta diventando una figura patetica. Ha rotto con Bertinotti perché la sua impostazione mirava a costruire una sinistra di governo legata la socialismo europeo mentre l'antico capo sognava la rupture. Nichi ha polemizzato in campagna elettorale sia con Grillo sia con Ingroia. Oggi, dopo aver vantaggiosamente ottenuto dal Pd l'elezione di un gruppo di suoi parlamentari e aver conquistato addirittura la presidenza della Camera, si illude di poter dar vita a un partito nuovamente antagonista lacerando unilateralmente il rapporto con il Pd. Personalmente credo che se il vento che continuerà a soffiare sulle vele di Grillo, il nuovo spostamento verso l'area radicale di Vendola, di Cofferati,  di Fabrizio Barca, più altri fuggiaschi del Pd, non aumenterà di molto le percentuali elettorali della nuova formazione. Questa area sta tra il 2% o 3%. Questa area vive anche la confusione culturale di volersi sentire parte del socialismo europeo avendo come linea quella della Linke o dei Piraten.

LA SOCIALDEMOCRAZIA E' UN'ALTRA COSA

La socialdemocrazia è altra cosa da Vendola e Barca. Non si tratta di differenze programmatiche. In qualche caso ci può essere convergenza. Si tratta invece di quell'impianto politico-culturale delle socialdemocrazie che comprende un'idea della regolazione del conflitto sociale, un'idea della responsabilità di governo,  una visione non movimentista dell'azione del partito. Insisto nel dire che il nuovo partito di sinistra di Vendola e Barca, se si farà, sarà una specie di Pcf con venature prese dai capitani che guidarono il Portogallo dopo averlo liberato dalla dittatura di Caetano e che furono divorati dal loro estremismo e dal loro protagonismo.

I TRE PD CHE ABBIAMO CONOSCIUTO

Il Pd di Veltroni scoprì che Di Pietro si era rivelato un alleato sleale e inservibile. Il Pd di Franceschini era diretto dalla "Repubblica" che notoriamente danneggia chi appoggia.  Il Pd di Bersani o post-Bersani ha dovuto fare i conti con un altro alleato che, nel momento cruciale, la rielezione di Napolitano, ha preferito inseguire Grillo e ha iniziato ad assediare il partito più forte per spaccarlo. Il Pd, dunque, chiunque sarà il suo leader, deve oggi scegliere una fisionomia di governo nettamente riformista in senso europeo e deve correre il rischio anche di avere nemici a sinistra. Le tre segreterie che si sono succedute hanno commesso tutte errori capitali. Veltroni con il mito dell'autosufficienza contraddetto con l'alleanza con il peggior prodotto del giustizialismo, negando così quell'impianto bipartitico che prevede sempre il riconoscimento dell'avversario, qualunque sia il destino del leader avversario. Franceschini si radicalizzò come una Conchita De Gregorio qualsiasi. Bersani ha fatto uno spostamento a sinistra, ha rottamato i suoi compagni di generazione, ha demonizzato Renzi, ma ha anche selezionato una classe dirigente senza spina dorsale (tranne quegli Orfini e Fassina, che spesso ho criticato, ma che in queste ore in cui subiscono contestazioni durissime si stanno comportando con grande dignità).

LE COSE CHE DOVRA' FARE IL PROSSIMO LEADER

Il prossimo leader del Pd deve trarre il meglio dalle esperienze precedenti. Deve essere radicalmente riformista, deve allearsi solo con forze che non siano anti-sistema e che siano leali, deve sfidare, in piazza e sulla Rete, il mondo di Grillo. Non so se questo leader sarà Renzi. Ha i numeri per diventarlo. So che in questi giorni si sta selezionando nel fuoco di una battaglia durissima, una vera classe dirigente, con il venir fuori di persone con idee e coraggio e la miserabile figura di  personaggi cooptanti, dilaganti in tivù ma privi di sostanza.

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