Mambo

23 Aprile Apr 2013 0934 23 aprile 2013

Al Pd non resta che Renzi

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E' arrivato il momento di Renzi. La sinistra del Pd, i famosi giovani turchi, lo ha candidato premier. Altri pensano che potrebbe essere il segretario del Pd della svolta, del nuovo Pd, come dice lui stesso. Comunque vada adesso è in ballo davvero. La sua carriera è stata fulminante. Ha lasciato morti e feriti sul campo,  è diventato popolare e odioso, interpreta quella necessità di cambio generazionale che atterrisce la politica ufficiale.

RENZI E LA SOCIETA' CIViLE

Renzi  non viene dalla società civile. Viene dalla politica, ma ha scelto di interpretarla contestandone alla radici le modalità, le culture, i difetti. Si era presentato sulla scena come il giovane liberal-democratico e per questo aveva perso appeal verso la sinistra. Oggi ha in parte corretto il tiro. Se sia di sinistra o no è una discussione futile. Ormai in Italia nessuno sa che cos'è la sinistra. Con questo nome si battezzano fenomeni diversi: dai magistrati sbarcati senza successo in politica, al movimento che vorrebbe distruggere i partiti e i sindacati, ai sognatori come Vendola, ai tecnocrati come Barca. Perdersi dietro le etichette non ha più molto senso. Per molti la scelta è individuale: la sinistra è la dove sono io. Può essere una via d'uscita.



RENZI E' DI SINISTRA?

Renzi sfugge a questa catalogazione. La sua è essenzialmente una rivoluzione generazionale. Tutto il male prima, tutto il bene dopo con l'avvento dei nipoti ingrati del Novecento. Bisognerà quindi misurarlo per le cose che farà e dirà piuttosto che per le icone che si porta dietro. Il suo compito fondamentale è dare un "ubi consistam" al partito più buffo che  sia mai nato in Italia, il Pd. Tante buone intenzioni, tanto Pantheon liberale e infine una costruzione politica tribale. Volevano fare gli americani, si sono trovati serbi-croati- bosniaci mussulmani. La cosa  che colpisce di questo partito non sono le sue divisioni ma la qualità del suo gruppo dirigente.

UNA GENERAZIONE SPAVENTATA

E' un gruppo dirigente spaventato, che ha paura della contestazione, che vuole seguire l'onda e le mode. Se queste nuove generazioni avessero preso il potere negli anni duri della Repubblica avrebbero consumato nei loro dubbi ogni speranza. Oggi sono spaventati dalla piazza grillina, fisica o virtuale. Se fossero stati al comando nel'89, quando si scelse di sciogliere il Pci con una piazza ferita e addolorata, forse sarebbero rimasti nella vecchia casa. Tuttavia la critica  a questa nuova generazione di dirigenti, ondivaghi quant'altri mai, va accanontonata in attesa di vedere che cosa saprà fare oggi che ha tutto il potere in mano, visto che con la fuoriuscita di Bersani, anche il ciclo dei sessantenni è finitoa a parte l'inamovibilità di qualche vecchio elefante o elefantessa.

LA SFIDA NON E' CON I GRILLINI

La prova che questa generazione deve superare non è quella di come gareggiare con i grillini. E' quella di mettersi sulle spalle il paese, e solo per questa via anche il partito, per portarlo fuori dal disastro. Renzi di questa generazione è il prodotto più rifinito. Ha vissuto in una città bomboniera. L'Italia è altra cosa. Tuttavia ha carattere, ambizione, una squadra di sindaci che lo sostiene. Una preghiera: non faccia accordi tipo Midas (quell'accordone fra destra e sinistra socialista che portò al potere Craxi con la benedizione di Mancini). Faccia da solo. L'intendenza seguirà.

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