Mambo

3 Maggio Mag 2013 0959 03 maggio 2013

L'ERRORE DI RODOTA?

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Senza nulla togliere agli altri candidati alla presidenza della repubblica, credo che il voto finale abbia eletto la persona migliore. Napolitano, è il mio pensiero ma credo non solo il mio, è meglio di Marini, Prodi e Rodotà. Quest'ultimo è rimasto in campo con una successione di dichiarazioni e di interventi pubblici che hanno rafforzato l'idea che non fosse adatto al guidare il paese dal Quirinale. Non per mancanza di scienza, che ha in abbondanza, ma per il suo profilo politico.

RODOTA' E LA TENTAZIONE ANTAGONISTA

Immediatamente dopo la sconfitta Rodotà si è messo a capo di una nuova aggregazione di sinistra. Interrogato anche sulla possibilità di fare il Presidente della Costituente, tesi rilanciata ieri su "Huffington Post Italia" da Alessandro De Angelis, ha sostenuto che riteneva la proposta irricevibile dichiarandosi pronto invece a guidare una contro-Convenzione. Questa presa di posizione, del tutto legittima, illumina la sua visione della vita pubblica. E' del tutto evidente che, in virtù del dettato costituzionale, il presidente è un punto di forza dell'unità nazionale. Se il presidente non ha nel proprio Dna culturale il tema della pacificazione, superando i propri pregiudizi politici, è un presidente di una parte degli italiani e non di tutti.

CONVENZIONE O CONTRO-CONVENZIONE?

La convenzione potrà riuscire o no, nel passato ogni tentativo è fallito, ma l'idea di mettere attorno a un tavolo le forze parlamentari, tutte, che possano essere chiamate a riscrivere il sistema politico-istituzionale non è una proposta eversiva ma un modo, costituzionalmente corretto, per provare ad aggiornare la seconda parte della Carta. Se l'inquilino del Quirinale considera i rappresentanti di un terzo del parlamento come impresentabili, e quindi come non interlocutori di questa opera di coinvolgimento nella riforma, vuol dire che ha in testa un'altra cosa che è l'esatto contrario del ruolo che la Costituzione affida all'inquilino del Colle. Rodotà mettendosi subito al servizio di un progetto politico che contrasta la possibilità, purtroppo ancora assai remora, di un dialogo riformatore immagina se stesso e il proprio mondo come sempre in armi contro l'altra parte.

PACIFICAZIONE E' UNA BRUTTA PAROLA?

Qui c'è una sottovalutaaione grave della realtà del paese. Il tema della pacificazione, che fa orrore a Furio Colombo, è un tema storico dell'Italia, nel secondo dopoguerra ma anche prima. Ogni guaio italiano è nato quando si è persa di vista questa necessità di far svolgere la dialettica politica entro binari di reciproco riconoscimento. Dc e Pci, e anche il Psi e le forze laiche-liberali, questo capirono quando fondarono la repubblica e assicurarono al paese un lungo periodo di sviluppo anche in presenza di conflitti sociali che sono stati sanguinosi. L'antipolitica di oggi non è il primato di movimenti anti-Casta ma l'emergere di una voglia di scontro frontale, di prevalenza del proprio credo politico, di privilegio della propria base elettorale che contrastano con la necessità di tenere l'Italia unita.

SI PUO' FARE CON BERLUSCONI?

So l'obiezione: ma dall'altra parte c'è Berlusconi.  E' questa l'ossessione che sta dilaniando il Pd, è questo il leit motiv degli avversari del governo Letta. Nessuno di loro ha proposta nulla di concreto per dare una guida politica all'Italia. Tutti si affannano a immaginare nuovi scenari di scontri frontali da cui dovrebbe nascere la palingenesi. Queste culture hanno sempre condannato la sinistra alla sconfitta. Con queste culture non avremmo rifondato il paese dopo il fascismo, non lo avremmo tenuto in piedi nella stagione delle stragi nere e delle Brigate rosse, e, per venire alla storia della sinistra, con queste culture saremmo ancora alle prese con il dilemma se sciogliere o no il Pci.

PD SENZA CLASSE DIRIGENTE

Quello che manca alla classe dirigente del Pd è questa capacità di mettersi davanti al proprio popolo, sfidando l'impopolarità, per indicargli una via d'uscita che preveda anche un periodo breve di compromessi concreti e limpidamente contrattati. Quando Berlinguer propose il compromesso storico, la cultura dominante a sinistra prevedeva concetti come "partito stato", "regime democristiano", compromissione fra Dc e poteri economici,occulti e criminali. Lo sforzo di quegli anni fu quello di scoprire, aggiornando anche l'analisi sulla Balena bianca, che dietro queste formule c'erano italiani diversi da quelli di sinistra ma altrettanto legittimati a essere considerati una risorsa per il paese. Se prevale l'idea del nemico, non resta che la guerra civile, che tutti negano di volere ma che in pochi cercano di evitare.

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