Mambo

4 Maggio Mag 2013 0844 04 maggio 2013

Cuperlo, se non ora quando?

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Appena pochi mesi fa sembrava che la stagione delle leadership prepotenti stesse scemando con il declino di Berlusconi, dato da tutti per irreversibile. Poi Berlusconi è tornato in campo "più forte che pria", Grillo ha creato dal nulla un partito che ha preso un terzo dei voti degli italiani, il mite Bersani ha tolto il "noi" con cui si era presentato e ha proposto un governo ad personam, la sua, che non aveva i numeri. Credibilmente per alcuni anni ancora il sistema politico italiano vivrà di leadership e di partiti personali piuttosto che di partito solidi e radicati.

I LEADER DEL PD

In questo quadro il Pd si trova in mezzo al guado, anzi proprio in quella parte del guado dove i gorghi sono più insidiosi. Il suo leader più pragmatico ed europeo è al governo dove lo preside. Il suo leader più fantasioso non sa che fare di sè e del proprio consenso e sembra quel personaggio di Moretti che si interroga se lo si nota di più se andando o non andando a una festa. La scelta del successore di Bersani diventa così una specie di terno al lotto e apparentemente una gara senza primi attori. Invece non è così. C'è Epifani, vecchio leader sindacale che ha faticosamente corretto l'estremismo cofferratiano in Cgil.

CUPERLO

C'è Gianni Cuperlo. Soffermiamoci su di lui. Cuperlo è una persona rara nel mondo politico. Ha ottime letture, ha sempre visto per primo i fenomeni emergenti, ad esempio è stato blogger prima di tanti altri, ha una solida radice nel passato e una testa rivolta al futuro. Sembra piuttosto freddo e spesso rinunciatario. La sua biografia viene associata a quella di Massimo D'Alema con cui ha collaborato per lungo tempo. Poi se ne è distaccato senza fare i clamori di quelli che, pur essendo stati impalmati alla politica solo grazie a D'Alema , oggi fingono di non conoscerlo e lo vorrebbero condannato all'emarginazione. Cuperlo è stato uno che ha vissuto nel dalemismo con propri mezzi culturali, con apporti personali, con distinzione di ruolo, senza avvantaggiarsene per la carriera personale ( è deputato solo da pochi anni).

LA RIVINCITA DEGLI EX COMUNISTI?

Il fatto che venga dalla Fgci non lo definisce come il segretario del Pd che sana la ferita dell'eccessiva invadenza degli ex dc nel partito.  Probabilmente Cuperlo crede al Pd per come è stato raccontato, e mai fatto, in questi anni, cioè un soggetto politico che fonde riformismi. La sua attenzione al partito politico come formazione storica concreta è assai ricca di suggestioni e di idee che spesso descrive in articolesse sull' "Unità". Insomma ha tutto per poter essere il segretario del Pd che cerca di impedire la morte di questo partito, data da tutti come imminente. C'è però un salto che Cuperlo deve fare. Ci sono dei passaggi nella storia in cui gli eventi vengono influenzati dalle singole personalità. Cioè le leadership possono cambiare il corso delle cose. Come Enrico Letta che guida un governo della disperazione può far bene se saprà dominare i contraenti rissosi, così Cuperlo potrà far bene se vorrà davvero l'incarico di segretario e lo interpreterà con originalità buttando a mare tutte, ma proprio tutte, le correnti che esistono. Dovrebbe fare una chiamata alle armi della parte più combattiva del suo partito. Dovrebbe rianimare una corrente riformista ormai agonizzante. Dovrebbe, in parole povere, provare a fare davvero il segretario. Il tema non riguarda solo gli iscritti al Pd. Riguarda il sistema poltico che oggi vede in agonia il Pd, ma che non deve ignorare che anche il PdL berlusconiano ha messo molta polvere sotto il tappeto e che Grillo è a capo di una nave corsara che può ribellarsi da un momento all'altro. L'Italia cioè sta scoprendo che è senza partiti. Per alcuni sarà una buona notizia. Per chi ha più esperienza è invece una fatto che potrebbe rivelarsi terrificante.

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