Mambo

6 Maggio Mag 2013 0932 06 maggio 2013

Promemoria per un partito allo sbando

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Stare al governo vergognandosene, non è esattamente la condizione migliore per un partito politico. L'assemblea di sabato del Pd, che dovrebbe eleggere il segretario che condurrà al congresso, si svolgerà con questo stato d'animo generalizzato. Non c'è un solo leader, in questi giorni, che abbia dato il benvenuto a Letta. Letta medesimo, con Bersani, aveva provato altre soluzioni, molti ministri targati Pd erano assolutamente contrari a questa ipotesi che però non ha impedito loro di aprire uffici ministeriali. Un  partito con un così diffuso maldipancia non va lontano, ma soprattutto è pronto a schiantarsi quando il suo gruppo dirigente non trova nulla di buono in quello che fa.

Letta

La prima prova tocca al premier in carica. Letta sabato dovrebbe rivendicare gli obiettivi del suo lavoro. Se anche lui si presenterà all'assemblea come la vittima sacrificale che si trova a fare cose che volentieri non farebbe, perderebbe la leadership e soprattutto non governerebbe il suo partito. Insisto nel dire che ci sono situazioni eccezionali che rivelano o fanno scomparire un leader. Letta dovrebbe spiegare bene ai suoi compagni due cose: il programma minimo, quello vero, non il libro dei sogni, fondato sulle poche cose realizzabili in pochi mesi. E dovrebbe spiegare il concetto di pacificazione, che non deve essere inteso come una sanatoria dei conflitti politici che contrappongono destra e sinistra, ma rappresentare quella fase di tregua necessaria perchè questa dialettica riprenda in condizioni di salvezza del paese già assicurata.

I candidati

Finora abbiamo letto di molti candidati alla segreteria. Di vecchi elefanti che ne sponsorizzano alcuni al posto di altri. Fioroni ha azzeccato la battuta. Invece - ha detto-  di parlare di ex Pci e ex Dc stiamo attenti a non trasformarci tutti in ex Pd. Questo vuol dire che la partita non può essere giocata solo davanti a un caminetto. Il Pd ci ha abituato, è una sua innegabile qualità, ad uno scontro aperto fra concorrenti. Fra oggi e sabato gli aspiranti segretari tirino fuori le loro idee, si propongano o dichiarino in interviste di essere fuori gioco.

Le cose da non fare

Si parla di una delegazione dell'assemblea che interromperebbe la propria partecipazione ai lavori per andare a protestare con Vendola contro il governo Letta. Non è serio. Altro che i 101 franchi tiratori. Si può essere sleali a volto coperto ma lo si può essere anche a viso aperto. Chi non condivide la partecipazione del Pd al governo, addirittura con propri ministri e con un proprio premier, valuti se è il caso di indebolire fino a questo punto l'immagine del partito. Chi si allontanerà avrà titoli sui giornali ma si rivelerà persona poco seria.

I rottamati

La rottamazione è stata un errore clamoroso. La giovane generazione accanto a Bersani ha fallito. Tutti hanno fallito. Con la rottamazione voluta da Renzi sono state sottratte esperienze utili per il governo del partito. Detto questo, i rottamati devono avere l'umiltà di non cercare la rivincita ma di dimostrarsi in grado di fornire una risposta seria e solidale alla crisi del partito. Trovino la convergenza su un nome e soprattutto prima di chiamare il popolo, il più largo possibile, delle primarie  a scegliere il nuovo leader tirino fuori le ipotesi di Pd che hanno in serbo. Ne circolano troppe e troppo contrastanti. Nei partiti normali si scontrano una destra e una sinistra, un'ala più riformista e una più radicale. Non  si è mai visto che si scontrino ipotesi di partito del tutto incompatibili. A questo siamo. Qui c'è la ragione della rovina comune. Stare assieme a queste condizioni non serve  al paese. E' meglio se vi sciogliete.

Renzi

Renzi sta sprecando il bonus che gli è arrivato gratis dal fallimento del suo competitor che l'aveva battuto alla primarie. Renzi gioca a carte troppo coperte. Non  si vuole esporre in prima persona dando l'idea che aspetti la sconfitta di tutti i suoi concorrenti. Ha piazzato suoi uomini sconosciuti,  a parte Del Rio, nel governo. Ha anche lui il suo tortello magico, impermeabile al dialogo con il mondo. Se spera di vincere assistendo al bruciarsi dei suoi competitor si troverà alla fine con un pugno di mosche. Leggeremo il libro che ha scritto e che sarà pubblicato nelle prossime settimane. Speriamo che lì ci siano idee più solide di quelle che ha proposto finora. In lui c'è il carisma della leadership, c'è ancora il buio delle idee-forti. 

La base

Il popolo del Pd viene dato in ebolizione. Ho già scritto che si sta realizzando la più intensa radicalizzazione di una formazione che nasceva in opposizione al radicalismo di massa. Eterogenesi dei fini. Tuttavia questa famosa base deve decidersi (e i suoi leader devono affiancarla in questa dura fatica):  se il compito del Pd è ridotto alla pura testimonianza in attesa di un fronte comune con Vendola e i grillini o se deve cercare, nelle condzioni date, di strappare qualche merito di fronte al paese per aver fatto fare un passo avanti all'Italia. La base non sempre ha ragione. Ebbe torto quando si oppose al Togliatti del partito di massa e visse per anni la suggestione di Pietro Secchia, quando si sentì estranea alla Costituzione pensando alla rivoluzione, quando , penso a quella socialista, visse con maldipancia e rotture l'avvento del centro-sinistra, quando osteggiò, penso a quella comunista, l'idea di un compromesso storico, quando in questi anni si è illusa che una procura e non un urna elettorale avrebbe battuto Berlusconi. Pacificare significa accettare l'esistenza dell'altro per come l'altro sceglie di essere. E' l'abc. Capito questo passaggio si resta in Occidente. Altrimenti facciamo sedute spiritiche perchè Chavez si prenda la guida della sinistra italiana portando anche questo paese all'inferno.   





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