Mambo

9 Maggio Mag 2013 0912 09 maggio 2013

Bersani, ora basta

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Goffredo De Marchis, bravissimo collega di "Repubblica", scrive oggi che sarebbe in corso una battaglia all'ultimo sangue fra Bersani e D'Alema con rimproveri aspri fra i due e le loro rispettive truppe. Proviamo a ragionare per vedere se è vero e perchè, se è vero, ciò sia accaduto. Credo che sia vero. Non capisco però che cosa abbia da recriminare Pierluigi Bersani. C'è un dato che emerge su tutto. Sotto la guida di Bersani il Pd si trova d'improvviso di fronte alla sua più grave crisi e forse alle battute finali della sua breve vita.

Sconfitte e solo sconfitte

Elezioni perse, sconfitta non ammessa, conduzione infelice del post-voto, gestione indecente della vicenda del Quirinale. Bersani ha lavorato con una squadra di giovani che si è scelto e che ha con lui fallito. In un partito occidentale normale, dopo questa serie di insuccessi ci sarebbe stato il ritiro dalla vita politica. Jospin lo fece e tuttora non si hanno notizie di lui, dignitosamente fuori dai giochi. Bersani invece, e la sua corte dei miracoli, continuano a distribuire le carte e a dare un volto al Pd nei talk show. Ancora questa mattina l'ineffabile Alessandra Moretti parlava, ad "Agorà", a nome di un Pd che ha contribuito ad affossare.

La caccia la "cattivo"

Da parte di D'Alema, per quel che risulta, non c'è stato nessuna ostilità verso Bersani. L'ex premier ha spesso raccontato in campagna elettorale di aver per due volte, quando fu eletto Fassino e quando toccò a Veltroni, sollecitato Bersani a non porre la sua candidatura per la leadership del partito. La terza volta, diceva, Bersani mi ha chiarito che non avrebbe accettato altre titubanze e "lì ho capito - concludeva D'Alema - che era nato un leader". In una campgna elettorale difficile sempre D'Alema, a differenza di altri, aveva messo la faccia per favorire la vittoria del Pd e la premiership di Bersani. Durante tutta la precedente vicenda della rottamazione il segretario del partito aveva assistito al massacro mediatico di D'Alema e Veltroni senza dire una parola che almeno salvasse la dignità dei rottamati. Malgrado ciò, rivelo un piccolo segreto,  D'Alema  rinviò l'uscita di "Controcorrente", il libro intervista che abbiamo fatto insieme, per non rubare la scema a un Bersani impegnato in un duro scontro con Matteo Renzi.

Ecco gli errori

Insomma, D'Alema, che viene descritto come il "cattivo" di questo brutto film della sinistra, si è fatto da parte, come Veltroni, per non ostacolare l'ascesa di Bersani lasciandogli il campo totalmente libero. La campagna elettorale si è svolta come abbiamo visto. Bersani e le sue truppe hanno fatto il pieno di deputati ma non si sono occupati di cercare i voti. L'episodio finale con Grillo a Piazza San Giovanni e Bersani nello storico teatro del cabaret romano la dice lunga  sulla capacità di previsione politica dello stato maggiore del Pd. Poi il voto e la non vittoria. Bastava ammetterla e ragionare di conseguenza. Si è invece pensato che il mondo di Grillo fosse fragile e facilmente disgregabile con una proposta di unilaterale desistenza da parte loro. Non si capisce sulla base di quale analisi del movimento e della situazione politica.

Quirinale

Bersani ha ricevuto da Napolitano un incarico che non ha mai mollato impedendo ad altri di fare nuovi tentativi, malgrado l'evidenza di non avere i voti in parlamento. Quando si è trattato di discutere le candidature per il Quirinale, Bersani non ha fatto la cosa più semplice:cioè far votare dai gruppi parlamentari una rosa di nomi. Risulta che abbia semper rifiutato di mettere nella rosa dei nomi D'Alema che tuttavia si è speso per Amato e Marini, come tutti sanno e come io so. Il caso del siluramento di Prodi è un altro capitolo di questa brutta vicenda. Ci sono stati centouno franchi tirarori. I dalemiani, se ancora esistono, sono poco più di una decina. Da dove vengono gli altri voti mancanti? Un segretario con un minimo di professionalità, che aveva deciso di spendere un nome come quello di Prodi, avrebbe cercato di "costruire" questa candidatura invece di mandare allo sbaraglio l'ex premier.

Dimissioni e manovre

Dopo questo infinito disastro, ci sono state le dimissioni che invece di portare a un congresso subito, sta portando a un reggente che poco potrà fare ed è sperabile che in questo disastro non venga rovinata l'immagine del giovane capogruppo Speranza che non ha le forze per essere oggi il segretario del Pd. In tutto questo Bersani non ha ricevuto alcuna ostilità. Veltroni è stato praticamente zitto. Renzi è stato leale. D'Alema ha cercato di fare il possibile per la Ditta. Di che si lamenta il segretario uscente? La vera cosa da fare, e non si dica che così si infierisce su un perdente, è che il perdente esca davvero di scena e con lui tutti coloro che hanno lavorato al suo fianco, come suggeritori o quant'altro. Ripeto, in nessun paese la mondo chi perde dà le carte o peggio accusa gli altri per errori che sono suoi. Bersani e il suo inner circle non hanno capito dove stava andando il paese, non hanno percepito l'avanzata dei grillini nè la risalita di Berlusconi. Avevano le antenne fuori posto. Si può restare alla guida di un grande movimento anche quando si commettono errori gravi, ma non si può inquinare la discussione senza fare un'analisi seria di questi errori.

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