Mambo

12 Maggio Mag 2013 0858 12 maggio 2013

Paradosso Pd: perde in Italia, vince in Europa

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Solo Enrico Letta, ormai, può salvare il Pd. L'elezione di Gugliemo Epifani  al vertice del partito dà una parvenza di normalità a una organizazione poltica squassata. Epifani è una persona per bene e capace, non sappiamo quanto saprà muoversi nelle logiche di un partito che sono diverse da quelle del sindacato. Epifani è, putroppo,  sostenuto principalmente da chi ha perso le elezioni e ha sbagliato tutto ciò che è venuto dopo. L'ostacolo più grande che ha di fronte è, tuttavia, il malessere profondo dell'elettorato Pd che non accetta, almeno nella sua parte visibile, l'accordo con il "nemico storico".

Il ruolo del premier

Letta può modificare questa situazione se riesce a dare una spinta al suo governo dimostrando che fa delle cose e non che le subisce. In fondo anche i contestatori più severi della sua esperienza sanno che dopo il governo attuale ci sono solo le elezioni che il Pd perderebbe. Per alcuni sarebbe il ritorno all'opposizione considerata la collocazione naturale, per altri, spero la maggioranza, un vero disastro. Ecco perchè Letta deve fare presto e bene tenendo presente i due aspetti su cui sono puntati i riflettori: le misure economiche per far lavorare più italiani e i provvedimenti anti-casta che possono addormentare il grillismo.

Il Pd di Epifani

Il Pd di Epifani si prepara, invece, a una stagione di battaglia pre-congressuale dai contorni indefiniti. Matteo Renzi ha indubbiamente fatto ieri uno dei suoi migliori discorsi pubblici. Tono, linguaccio, contenuti sono stati all'altezza del tempo. Cuperlo ha rivelato la stoffa del candidato serio che sa mischiare identità con  prospettiva, anche se non appare chiaro con chi voglia costruire il nuovo centro-sinistra. Vincenzo De Luca ha sferzato l'assemblea. Gozi vi ha riportato l'amarezza fino alla dissociazione del gruppo prodiano. Bindi è stata inutilmente auto-incensativa. Bersani continua a non far capire perchè ha perso ovvero cosa pensa lui di una stagione di sconfitte. Questo rifiuto dei bersaniani, rimasti tutti al potere, di spiegare le ragioni della sconfitta, almeno le loro ragioni, e di accusare gli altri di tradimento è uno degli episodi più surreali della attuale vita interna del Pd.

Il Pd declina mente in Europa ha ragione

Poi ci sono i nuovi protagonisti: c'è Civati che pochi sanno quanto conti realmente nel partito, ci sono quelli che fanno il tifo per l'alleanza con Grillo e Vendola, ci sono riformisti d'antan che stanno zitti o sono già andati via. Questo è oggi il Pd e non è un bello spettacolo. Il paradosso è che questa crisi si svolge proprio mentre nell'Internazionale socialista si sta svolgendo, in modo ancora non eclatante, il dibattito sul superamento della vecchia organizzazione in vista di una Alleanza democratica, voluta da Labour e Spd, che darebbe ragione alla nascita del Pd. I fondatori hanno l'enorme colpa di aver avuto ragione ma di non averla saputa gestire. Questo sia per una troppo prolungata rissosità interna, ma sopratttto perchè all' "ubi consistam " del partito si è preferito dare corpo con l'enfatizzazione dell'avversario, piuttosto che alla proposta positiva.

La pacificazione

Vedete come si svolge il dibattito sul tema della pacificazione. E' un tema della storia d'Italia, dall'Unità ad oggi. E' il tema del rappporto fra aree del paese, fra spinte unitarie  e spinte secessioniste, fra socialisti e cattalici, fra democratici contro il fascismo, e poi dopo il fascismo fra comunisti e democristiani. E' tornato il tema dopo l'avvento di Berlusconi. C'è chi teme che la pacificazione sia l'approvazione delle politiche del Cavaliere, mentre è l'introduzione nella politica nazionale del tema del rifiuto della lotta "nel" popolo attraverso il rionoscimento reciproco. Qui la sinistra riformista paga il prezzo all'ondata giustizialista mai contrastata, alla suggestione identitaria, alla paura di avare nemici a sinmistra. Bisognerebbe anche capire che cosa vuol dire oggi sinistra,  ma ne riparleremo.

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