Mambo

16 Maggio Mag 2013 1002 16 maggio 2013

La falsa idea del Berlusconi onnipotente

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Nel Pd e nella sinistra in generale, soprattutto in quella vasta area contraria o diffidente verso Letta e il suo governo,  prevale l'idea di un Berlusconi pigliatutto, ormai dominus assoluto della politica italiana proprio mentre i pm e alcune sentenze lo descrivono come il male altrettanto assoluto. La convinzione è che Berlusconi abbia in mano il governo, il suo destino, il suo itinerario di viaggio. Berlusconi viene presentato come capo assoluto di un partito che non esiste nel senso che resta di plastica, che non ragiona se non con le sue categorie, che non si interroga sul proprio futuro, e soprattutto come leader che ha ormai il vento in poppa come dicono i sondaggi che lo danno vincente per aver recuperato il voto di destra andato due mesi fa temporaneamente a Grillo.  Sono tesi sostanzialmente sbagliate.

Le contraddizioni nel PdL

L'idea che l'avversario sia non solo il male assoluto ma una cupola priva di contraddizioni e di dialettica fa parte dell'immaginario della sinistra. Per anni ha visto solo il Berlusconi onnipotente e  ha trascurato le sue cadute, la fragilità del suo campo, la dialettica che talvolta si affaccia in esso, i "tradimenti", il lavorio che contro di lui è in atto da tempo da parte della elite economica e industriale. Mi diceva qualche giorno fa un influente deputato del PdL a chiosa di una analisi severa sullo stato del Pd: "Non credere che noi stiamo meglio, siamo divisi su tutto". E' ovvio che loro, cioè il PdL, è tenuto insieme da un leader che ha le caratteristiche del fondatore, del padre-padrone, dell'detentore di voti, del proprietario della cassaforte e dei media. Tuttavia alcuni fattori vanno considerati per non raccontare  questa fase della politica come lo scontro fra una sinistra sfasciata e una destra solida e impenetrabile.

Le crepe nel berlusconismo

In primo luogo Berlusconi è un leader vecchio e consumato, il suo cicolo non è finito ma molti vedono che siamo  non lontani dai titoli di coda. In secondo luogo c'è la questione giudiziaria: per come si stanno mettendo le cose, prima o poi arriverà la sentenza invalidante. In terzo luogo nel suo mondo, sotto la sua leadership che copre la visuale del sottoscala, c'è uno scontro non solo fra falchi e colombe ma anche fra leader e leaderini. Il PdL resta quell'accrocco indefinibile, anche qui un amalgama malriuscito, che solo il capo tiene insieme e che mostra fratture ogni volta che il capo si indebolisce. In quarto luogo pesa nel Pdl l'assenza di una nuova generazione capace di prendere il posto del vecchio leader. Loro un Renzi se lo sognano.

L'assedio estreno

Infine il lavorio esterno al PdL continua. Il fatto che Mario Monti abbia sbagliato tutte le mosse (se fosse rimasto ad osservare oggi avremmo tutt'altra situazione politica) non fa venir meno il lavorio, con tanto di nomi  e cognomi, di personaggi dell'economia e della finanza pronti a fare il salto finale nella politica sapendo di trovare sponde anche in alcuni dirigenti del PdL. Voglio dire che il mondo berlusconiano è meno normalizzato di come la sinistra se lo immagina. Il che vuol dire che sapendo fare politica e non subendola si possono ottenere risultati anche in quel campo, movimentandolo e spingendono a rendere esplicite le proprie contraddizioni.

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