Mambo

17 Maggio Mag 2013 1110 17 maggio 2013

Matteo Renzi, nuovo sor Tentenna

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C'è la sensazione che Matteo Renzi non sappia cosa fare. Riepilogando: il sindaco di Firenze si è imposto sulla scena politica durante la competition con Bersani con tre argomenti. Il primo diceva che c'è bisogno di superare berlusconismo e antiberlusconismo, anzi si è rivolto direttamente (suscitando grande scandalo) agli elettori di centro-destra. Il secondo ha riguardato una piattaforma di tipo liberal per l'economia e il mercato del lavoro. Il terzo è stato caratterizzato dall'operazione rottamazione che si è risolta con la non rielezione di D'Alema, Veltroni e Livia Turco. Il suo discorso pubblico ha attirrato molti consensi ma ha spaventato l'elettorato di sinistra che gli ha preferito Bersani.

DOPIO LE PRIMARIE

Dopo di allora Renzi è stato leale con il vincitore. Ha segnalato il suo dissenso facendo votare Chiamparino nella battaglia per il Quirinale. Ha accettato il governo Letta sostenendo che il Pd deve impadronirsi di questa esperienza e non subirla. Ha condiviso la scelta di Epifani come reggente di un partito allo sbando. Fra qualche giorno in un libro spiegherà la sua visione della società. Nel frattempo la politica italiana, che brucia velocemente i suoi protagonisti, vede il sindaco di Firenze  carico di incertezze, indeciso sul ruolo che deve svolgere, affannato nel rassicurare quelli che ha rottamato e/o i probabili rivali per la premiership, come Enrico Letta.

IL ROTTAMATORE TORNA DEMOCRISTIANO

Il giovane irruente ha lasciato il campo al tessitore che ritrova nella vecchia tradizione democristiana gli attrezzi per la sopravvivenza. La domanda a questo punto è una sola: sopravviverà Renzi a questa guerra di logoramento del quadro poltico e delle leadership? Non c'è dubbio che il Renzi di queste settimane sia più riflessivo, più di sinistra, più immerso, come mai nel passato, nel suo partito, ma è ancora una stella luminosa nel firmamento della politica o si sta appannando? Difficile rispondere se non con alcune considerazioni generali. La prima è che l'effetto Renzi era dato dal classico effetto d'annuncio di una novità che sembrava volesse destrutturare l'esistente. Molti si sono spaventati, di qui la vittoria di Bersani, altri si sono entusiasmati. Renzi, correggendo la sua impostazione iniziale (oggi, dicevamo, è più di sinistra e meno rottamatore) non è ancora riuscito a sostituire le sue bandiere con nuovi motivi di affascinazione del suo potenzialemente grande pubblico.

L'INDECISIONE ROVINA LE LEADERSHIP

Questo in parte dipende dal carattere ancora povero del suo discorso pubblico. Tuttavia la lettura del suo libro potrà chiarire questo aspetto. In parte dipende dal fatto che non si può essere candidati a tutto e non candidarsi effettivamente a niente. Prendiamo il tema della segreteria del Pd. Renzi non la vuole, eppure non si è finora speso su un altro candidato, neppure su quel Sergio Chiamparino che gli è più vicino culturalmente. Renzi appoggia Epifani e gli propone suoi uomini per la segreteria ma non dice come vorrebbe, e su quali temi, celebrare il congresso. Renzi rassicura Letta, e fa bene, ma tace sulla sua ambizione di premiership. Insomma appare indeciso a tutto. Sembra la dannazione di questa giovane generazione di politici che fa fuoco e fiamme a parole ma poi si scansa, di sottrae, tentenna. Non è così che si costruiscono le leadership.

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