Mambo

22 Maggio Mag 2013 1836 22 maggio 2013

E' tornato in campo Walter Veltroni

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E' da pochi giorni nelle librerie un bel libro di Walter Veltroni. Lui non definisce il suo lavoro nè un saggio nè un manifesto ma semplicemente un pamphlet in cui riassume la sua visione della politica e dello stato attuale del Pd. Veltroni è un personaggio discusso che ha suscitato, al pari di D'Alema, molti entusiasmi e anche molte delusioni. A lui, come a D'Alema, è toccato di essere al centro della dissennata campagna di Renzi sulla rottamazione. Veltroni si è immediatamente tolto di mezzo, D'Alema mesi prima mi aveva detto di volerlo fare, ma non ha smesso di ragionare sulla politica, passione per la quale non c'è nè scadenza nè età. Non riassumo qui quello che dice nel libro che vi invito a leggere con uno sguardo sgombro da pregiudizi e da antiche simpatie o antipatie.

Antesignano del Pd

Come nel suo "Controcorrente" D'Alema aveva fatto un bilancio della propria vita  e dei propri errori racccontando la sinistra che vorrebbe rilanciare, nel libro "E se noi domani" Veltroni riprende le fila di un discorso interrotto. E lo fa ribadendo un'idea a cui è affezionato e a cui con assoluta coerenza, di cui sono testimone, ha dedicato il suo impegno intellettuale. L'idea centrale è che l'Italia ha bisogno di un partito riformista che sia di centrosinistra senza il trattino, che abbia come  obiettivo fondamentale quello di rinnovare e modernizzare il paese su criteri di responsabilità, opportunità, giustizia,  o lotta alle diseguaglianze, se preferite. Ho già scritto settimane fa che il paradosso del Pd è che si trova in stato quasi comatoso proprio mentre in Europa le grandi socialdemocrazie hanno deciso di sostituire alla vecchia Internazionale socialista una Alleanza di tipo democratico. Veltroni di questa idea è propugnatore da tempo.

Che cosa è la sinistra?

La sinistra per lui è oggi il centrosinistra, ancora senza trattino, che abbia buona memoria del proprio passato ma che non si rifugia in esso per trovare, spaventata dalle convulsione del presente, le ragioni del proprio futuro.  Il termine "socialista" è carico di storia e di storie, alcune belle altre veramente brutte. In ogni caso oggi non definisce nè un campo nè un'idea di società. Se non in un senso: in essa, cioè in questa nuova sinistra che va oltre il socialismo, c'è la ricerca del cambiamento e della lotta al conservatorismo, come è accaduto nelle pagine più belle del socialismo europeo. L'idea democratica rappresenta, dagli Usa alle nuove forze dei paesi che stanno riacquistando una epocale centralità nel mondo, deve tenere assieme  una nuova sfida per lo sviluppo che faccia centro sulla persona, sulla natura, sulla democrazia, sul governo.

Il vecchio che avanza

Oggi siamo entrati in una fase della storia nazionale che per tanti aspetti è tragicamente vecchia. Il populismo che domina la scena è il tratto comune della seconda repubblica e della sua fine, è stato il dilemma di molti paesi europei, in forme talvolta  esclusivamente di destra e xenofobe, ha talvolta preso la scena negli stessi Stati Uniti, all'epoca di Ross Perot. Oggi c'è Grillo, che come Berlusconi, uso una categoria interpretativa di Salvatore Lupo, storico siciliano che ha dato alle stampe nei giorni scorsi un bel saggio per Donzelli, che tiene assime l'antipartito e l'iperpartito. L'ondata demagogica della democrazia diretta prevede una concezione totalitaria per cui la dissoluzione dei partiti è un bene e l'antipartito tende a diventare un robusto e prepotente iperpartito.

Il Pd ha un futuro?

Il Pd ha mancato questa sfida. Veltroni sostiene che l'ha mancata perchè non ha creduto nel proprio progetto ed è rimasto attaccato alla venerazione di vecchie icone. Altri pensano che il "nuovismo", termine che Veltroni difende, sia stato la causa dell'obnubilamento dell'idea di sinistra. Ciascuno di noi negli anni è stato tentato, io lo sono stato, sia dall'una sia dall'altra tesi. A consuntivo bisogna dire che lo stato attuale delle cose in Italia vede rafforzarsi la tesi che una formazione larga di riformisti sia la via d'uscita per non lasciare il campo libero alla destra o all'iperpartito grillino. E che questo processo di ricostruzione va fatto questa volta in piena sintonia con il dibattito non solo europeo sull'idea stessa di sinistra e della sua forma-partito.

Il dibattito in Rete

Quello che vorrei segnalare in questa piccola recensione in Rete è che gli utenti di essa dovrebbero scoprire il valore di un dibattito aperto e non  demonizzante e che nella politica deve prevalere lo scontro delle idee sui pregiudizi e sugli odii. Quel che rimprovero al Pd di oggi è esattamente quello che rimprovera Veltroni: l'assenza di una visione che non è la proposizione nè di una società nuova nè di un uomo nuovo, tragico modello comunista, ma la voglia di affidare al cambiamento il destino di questo sfortunato paese. C'è una parte della sinistra che sta riscoprendo una vocazione identitaria, che si è attaccata come una cozza alla cultura di opposizione, e c'è un'altra parte che vuole ragionare su come sfidare i populismi con soluzioni di governo di grande respiro. Da un grande crisi non si esce con piccoli aggiustamenti, con la riunificazione di fronte al nemico, ma con la sfida delle idee forti. Provarci a elencarle è già una buona cosa.

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