Mambo

28 Maggio Mag 2013 0745 28 maggio 2013

Pd: l'amalgama al vertice non c'è alla base sì

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L'astensione ha attratto tutti i commentatori di questa tornata di elezioni amministrative. E' stata alta, a Roma altissima. In Occidente talvolta capita, in alcuni paesi capita sempre. Non è un dato definitivo, è la risposta di un momento alla disaffezione verso la politica. Uno scontro politico ben radicalizzato, come al solito avviene in Italia, può far rientrare nel gioco molti che hanno questa volta disertato le urne. Insomma, vale come segnale, come segnale importante, ma non sembra ancora arrivato il momento di costruirci sopra teorie poltiche.

Astensione contro chi?

Il segnale vale soprattutto per il dato più eclatante di queste elezioni, cioè la caduta del Movimento 5 Stelle nello stesso giorno in cui i sondaggi nazionali lo danno in ascesa. Le ragioni del tonfo di Grillo sono state lungamente rimuginate in tv ieri sera persino dai giornalisti amici del movimento. Grillo ha fatto errori, la sua chiusura politica è apparsa irritante, la sua classe dirigente troppo modesta. Soprattutto, dico io, quel suo trasformarmarsi da anti-partito in  iper-partito non gli ha giovato. Chi l'aveva votato, da destra o da sinistra, non voleva un movimento maoista con un quartier generale capelluto che dispone della vita e della parola dei suoi come soldatini. Piuttosto che un accrocco così, meglio il non voto. Probabilmente Grillo cercherà di correggere, accrescendo il suo attacco alla politica, ma se la politica farà qualcosina per mostrarsi meno arrogante, per la copia Grillo-Casaleggio inizia un momento di ripensamento. La loro base c'è, ma possono venire a mancare gli alleati principali, cioè quegli elettori di destra o di sinistra che gli si sono affiancati in gran numero nelle scorse elezioni politiche.

Destra e sinistra

Il voto dice anche quello che avevo tentato di mettere al centro della discussione giorni fa: la destra è nei guai, strutturalmente. Berlusconi fa il padre nobile del governo, catalizza consensi, recupera grillini, ma il suo mondo non ha cancellato la crisi. Ho lasciato per ultimo il Pd perchè su questo partito c'è da fare solo una considerazione. Il suo gruppo dirigente spesso è preda di una crisi di nervi, non sa come stare assieme, è ondivago nelle scelte tattiche e strategiche. Tuttavia su un punto potrebbe tranquillizzarsi: quell'amalgama malriuscito al vertice forse alla base c'è. Il campo del centro-sinistra esiste ancora, fluttua fra radicalismo e riformismo, ma non ha alzato bandiera bianca. Quando ci sarà una leadership vincente e Biancaneve e i sette nani torneranno nelle favole, forse questo partito potrà sfidare da vincente gli altri. Ora può tirare un sospiro di sollievo. Il risultato non premia una corrente particolare, premia solo un elettorato che non si fa sciogliere dai suoi capi. Scusate se è poco!

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