Mambo

17 Giugno Giu 2013 0954 17 giugno 2013

Ma nel Pd sono tutti matti?

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Il Pd è un partito sempre più surreale. Guida il governo con un suo esponente di primo piano ma si fa scippare da Berlusconi la qualifica di socio determinate della maggioranza. Berlusconi chiede ed ottiene, ovvero chiede e finge di ottenere. Il Pd non chiede, e questo è gravissimo, e storce il muso sui provvedimenti. Per giunta alcune sue componenti mostrano di volersi liberare del governo e del suo premier.

Il Movimento 5 Stelle è in una crisi gravissima e il Pd invece di rivolgersi a quelle anime di sinistra che l'hanno votato cerca di sollecitare una scissione sperando di ribaltare l'attuale maggioranza (con quali numeri? con quale nuovo premier?). Nichi Vendola comincia a rivedere la sua strategia alternativista del post-voto. Dichiara di non volere il fallimento di Letta, si fa piacere Renzi, partecipa al forum europeo dei partiti progressisti.

Di fronte a questi scenari, tutti positivi per il Pd, non c'è ombra di iniziativa politica ma c'è un succedersi di polemiche attorno alla figura di Renzi e al revanscismo dell'ex segretario. Non emerge ancora un'area del partito che chieda agli iscritti, ai militanti ed agli elettori di partecipare alla messa in mora di questo "cupio dissolvi". Si cercano marchingegni per favorire o boicottare la candidatura a segretario del sindaco di Firenze ovvero di convincerlo, in attesa della premiership, a dare il via libera a un segretario del Pd che lo copra a sinistra.

C'è, invece, di fronte a questo partito un paese sempre più spaventato e incazzato che può reagire alla crisi del grillismo scegliendo altre formazioni anti-politiche che potrebbero sorgere ovvero scappando nel non voto. Sarebbe cosa semplice e seria porre aLetta due o tre questioni dirimenti. Un pò come fa Berlusconi su Imu e Iva. E intanto chiedere a  Bersani di farsi un pò più in là perchè non può dare buoni consigli avendo dato così cattivo esempio.

Molti di quelli che non vogliono Renzi non  possono crogiuolarsi nel tentativo di fermare con artifizi regolamentari la sua ascesa, possono solo proporre leadership competitive con lui oppure cercare di condizionarne il progetto politico. Renzi se diventasse segretario del partito porterebbe alle estreme conseguenze il modello plebiscitario e liquido appena accennato nella breve fase di Veltroni. Chi non è d'accordo si ingegni a immaginare contrappesi invece di perdersi dietro formule nulliste e al limite del boicottaggio. L'elettorato non voterà mai in massa per il Pd se lo vedrà spaccato, insicuro sui programmi, ondivago nella tattica.

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