Mambo

18 Giugno Giu 2013 0839 18 giugno 2013

La rivincita dei "rottamati"

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Sono stati al centro di una polemica aspra, additati come la causa dei mali del Pd, attaccati da Renzi e non difesi da Bersani, costretti al ritiro dal parlamento, eppure D'Alema e Veltroni sono ancora al centro della scena.

Troppo giovani per essere considerati fuori gioco, l'uno ha meno di sessantanni l'altro poco di più, i due eterni rivali della sinistra post-comunista stanno distribuendo le carte in un partito dalla base vivace e dal vertice spappolato. Di Veltroni è l'impianto politico-culturale renziano. Basta leggere l'ultimo libro dell'ex sindaco di Roma per capire come Renzi di suo ci ha messo solo la faccia, e non è poco, ma le idee vengono dal suo più anziano predecessore.

D'Alema sta svolgendo un lavoro di ricucitura nel Pd, a smentita della fama di essere uno che divide, per consentire a Renzi di diventarne il leader senza provocare scissioni o cose dello stesso tipo. D'Alema inoltre garantisce a Renzi un ascolto da parte del socialismo europeo finora poco frequentato dal sindaco di Firenze.

Questo ritorno in campo dei due, per la prima volta divisi culturalmente ma non ostili l'uno all'altro, conferma che la politica  non è un lavoro qualsiasi. Conta la freschezza, è decisivo il ricambio, ma l'esperienza non può essere accantonata. Due cose sono infatti necvessarie, garantire che i vecchi elefanti sappiano farsi da parte, lasciare a chi si fa da parte un ruolo perchè la passione politica non è una cosa che scade e le idee vanno bene a qualunque età.

Il Pd si trova nella singolare posizione di aver fatto fuori una intera generazione di nuovi protagonisti coinvolti nella gestione bersaniana. E di avere giovani protagonisti che si esercitano finora solo nell'inseguire la rete, il grillismo, il radicalismo. La gestione di Bersani ha fatto il rinnovamento alla vecchia maniera. Ha stabilito una singolare nuova cooptazione, ha dato fiato a nuove ortodossie, ha evocato un'idea stanca e antica di sinistra. Nel prodismo c'è stata l'illuminazione del nuovo soggetto politico unitario e l'imposizione delle primarie ma il vecchio premier si è un tantino occhettizzato, nel senso che ha disperso i meriti in un atteggiamento rancoroso che non lo fa amare.

Veltroni e D'Alema si soni rivelati più duttili, malgrado gli errori che hanno fatto e in qualche caso ammesso. Veltroni ha tenuto fermo il punto: il Pd di domani dovrebbe assomigliargli un pò, la svolta nel socialismo europeo lui l'aveva caldeggiata negli anni Novanta. D'Alema ha confernato qualità politica e senso del partito. Come dire che   i  colpi di spugna servono a poco quando si tratta di rimettere in movimento la sinistra.

Servono le idee e una professionalità alta. Ben vengano Renzi e/o Cuperlo, ma fare tabula rasa in un partito non è mai una buona cosa.

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