Mambo

1 Luglio Lug 2013 0935 01 luglio 2013

Questo Pd resusciterà Grillo

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A questo punto, lo confesso, mi sono perso e non capisco più, quando si discute, di regole per le primarie del Pd, di che cosa si parla. La confusione è alimentata anche da Matteo Renzi che, non avendo deciso formalmente se partecipare o meno e dopo aver chiesto di lasciare immutate le regole, vuole che il vincitore delle primarie per la segreteraia sia il prossimo candidato premier  mentre aveva chiesto pochi mesi fa a Bersani di rinunciare a questo automatismo.

L'unica cosa chiara è che la partita è Renzi contro tutti, che indubbiamente favorisce il sindaco di Firenze. Dietro questo scontro, che vede una moltitudine di candidati opporsi a Renzi, si nasconde una crisi nel blocco elettorale del Pd. Renzi rappresenta da solo l'area liberal e porta con sè, non si sa per quanto, l'immagine del rinnovatore senza se e senza ma. L'area di sinistra, quella che ha battuto Renzi nello scontro con Bersani, si è invece frastagliata dividendosi fra tanti candidati reali o potenziali.

C'è il mite, troppo mite, Gianni Cuperlo, c'è Fassina, triste, troppo triste, che viaggia per conto dei bersaniani doc, c'è il lucano-socialdemocratico Pittella, c'è il radical ex liberal Civati. C'è il fantasma di Barca che si aggira inconcludente.  Ci sono poi gli outsider Serracchiani e Zingaretti che farebbero bene a stare dove sono. Insomma la gara nel Pd è confusissima perchè il Pd è un mondo assai variegato.

La mia tesi è che si avvia a diventare più un campo poltico che un partito. Del partito ha sembianze ma non la struttura, i riti ma non  l'anima. Del campo politico ha il pluralismo e la permeabilità agli umori della base e soprattutto della pubblica opinione di sinistra. Probabilmente stiamo assistendo al primo passaggio da partito a movimento politico mentre di solito accade il contrario. Se vincerà Renzi questo passaggio sarà definitivo con un'area  assai affollata di sinistra che evocherà antiche tradizioni partitiste e l' avanzare irresistibile  del plebiscitarismo funzianale all'incoronamento del leader e del suo "cerchietto magico" al comando.

La trasformazione da partito a campo poltico nasce soprattutto dal dissolversi della rete post-comunista che ormai si è dispersa in mille rivoli e non riconosce più leadership indiscusse. La rottamazione non è riuscita a metter fuori gioco nè D'Alema nè Veltroni, soprattutto non il primo, ma ha avviato il processo di scomposizione dell'azionista di maggioranza del Pd. Quello che i maggiorenti del partito, tutti: da Renzi ai suoi oppositori, non vedono, è che questo tira e molla sulle primarie nuoce a tutti. Nuoce a Renzi perchè lo logora, nuoce agli altri che sembrano candidati-contro e non veri leader.

Un partito serio si porrebbe il problema di incalzare Letta per fargli fare due o tre cose di sinistra. Invece nel partito da cui Letta proviene ci si divide tra chi lo vuole far cadere rapidamente e chi lo vuole tenere in piedi senza chiedergli nulla. Poi non chiedetevi perchè, in una situazione così, persino quel morto che cammina che è Beppe Grillo potrà pensare credibilmente alla resurrezione.

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