Mambo

4 Settembre Set 2013 1003 04 settembre 2013

Quel che c'è di vecchio in Renzi e Cuperlo

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E' vero che lo scontro fra Renzi e Cuperlo, con in mezzo l'ingombrante Civati, non vede in campo semplicisticamente ex dc contro ex ds. Ciascuno dei due può esibire sostenitori dell'altro campo. E' tuttavia indubbio che il campo presidiato da Cuperlo è quello che aspira a una maggiore raffigurazione identitaria. Cuperlo vuole rappresentare la sinistra non solo perché da lì vengono i suoi maggiori sostenitori, a cominciare da Massimo D'Alema, ma perché sia l'idea di partito sia l'idea di società sono più debitrici verso antiche formule di sinistra.

Il quesito che lo riguarda è se fa ancora in tempo Cuperlo a ridare slancio ad una idea di sinistra. Molta acqua è passata sotto i ponti. L'ala di sinistra che Cuperlo rappresenta è stata, nel suo raggruppamento più consistente, comunista e ha saltato l'89 senza scrivere una riga su quel che quel passaggio ha rappresentato. La stessa storia del Pci è stata accantonata, avvolta nella nostalgia, difesa a denti stretti quando è apparsa la criminalizzazione berlusconiana ma non ci è mai misurati con la domanda su come sia potute esistere un partito nazionale che ha subito per decenni un vincolo internazionale, sul perché l'anticapitalismo sia stato per tanto tempo, e sia tuttora, un legante assai forte, sul perché, tranne nel caso del Kossovo, ogni scelta di politica estera è stata maturata dentro una profonda avversione verso gli Stati Uniti e Israele.

Si è "ex" di qualcosa e si può pretendere di rifiutare questo prefisso se con la storia si fanno i conti e  si dà una spiegazione meno reticente della famosa e più rivoluzionaria frase di Berlinguer quando sostenne di sentirsi più sicuro sotto l'ombrello della Nato. Il mondo di Renzi sembra infastidito dal passato degli altri e spesso dimentica di averne uno proprio. Il dramma politico italiano sta nel fatto che ogni protagonista sembra volersi presentare come portatore di una novità epocale, si vuole cimentare sempre con un nuovo inizio in un paese che ha messo in discussione la Costituzione e la Resistenza, il Risorgimento e l'Unità nazionale, accettando le cazzate nordiste e le nostalgie neo-borboniche. Siamo l'unico paese in cui una classe dirigente, generazionalmente vecchia, crede che il mondo cominci con se stessa e con le proprie svolte.

Quello che manca ai due competitor è un racconto del nostro paese nonché una lettura della sua crisi. Prendiamo quest'ultima. Il dibattito pubblico è impegnato su Imu e Iva e, con grande approssimazione, sul tema della minore fiscalità sul lavoro. Non c'è uno che dica che a questo paese servono nuovi imprenditori, che ci serve una nuova borghesia che cerchi il rischio e abbia di fronte a sé uno stato che renda meno azzardato questo rischio. Il sindacalismo ha avvolto il dibattito pubblico nella difesa strenua dell'esistente senza salvare alcuna azienda e anche senza salvare alcun posto di lavoro. Se ci fosse stato Di Vittorio avrebbe inventato una formula produttivistica per rimettere in carreggiata l'economia. E così avrebbero fatto i capi di Confindustria.

Invece il dibattito pubblico resta autoreferenziale. Messe così le cose Renzi è imbattibile, giustamente. E' il più giovane, nella sua bisaccia ci sono meno pesi, l'abbraccio del vecchio, che pure affolla le sue fila, appare meno ingombrante. Cuperlo dovrebbe spiegare in quale sinistra internazionale vuole collocarsi visto che in tutta Europa e negli Usa la sinistra sta facendo un flop gigantesco pur di fronte alla più drammatica crisi del capitalismo finanziario. In questi anni la stessa sinistra che si era riscoperta liberista è sembrata tornare sulla vecchia idea del crollo del capitalismo. Una vera sciocchezza. Nessuna nuova idea, nessun nuovo progetto sociale, nessuna sperimentazione. Renzi non sente il peso di questi affanni ora che sta conquistando la guida del partito e, forse, quella del governo. Il suo problema sorgerà un minuto dopo la vittoria perché allora la fantasia affabulatrice non basterà più e dovrà dire i si e i no, come hanno fatto i migliori esponete vittoriosi del progressismo mondiale.

L'assenza di un dibattito di questo livello dà allo scontro fra Cuperlo e Renzi il carattere artificioso di una nuova rappresentazione teatrale di una sinistra che non sa ciò che vuole essere. Nella prima repubblica difendeva il suo diritto di essere e di contare pur scontando l'impossibilità  di governare. Nella seconda sulla possibilità riaperta di governare non ha saputo inserire idee nuove fallendo tutte le prove. Siamo sempre al punto di partenza.

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