Mambo

6 Settembre Set 2013 1151 06 settembre 2013

Il problema di Renzi non è l'arrivo dei voltagabbana

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In tanti consigliano a Matteo Renzi di porre un freno alle improvvise adesioni, soprattutto di antichi avversari. Il caso più clamoroso ma non inaspettato è stato quello di Dario Franceschini, l'unico leader che ha portato in parlamento  la sua intera segreteria personale. La Bindi ha dichiarato di non poter dichiarare il voto favorevole al sindaco di Firenze per non metterlo in imbarazzo. Molti altri, provenienti da parti un tempo fieramente avverse a Renzi, si sono dichiarati suoi sostenitori. Restano fuori solo i giapponesi di Bersani, e quel mondo di sinistra che si riconosce in Gianni Cuperlo. D'Alema ha più volte detto di veder bene il sindaco come premier ma non come segretario di partito.

Resta il fatto che l'affollarsi di nuovi sostenitori o cortigiani attorno a Renzi confermano più una realtà che un pericolo. La realtà è che Renzi ha saputo perdere  bene le precedenti primarie e la gestione della sconfitta è stata più intelligente di come Bersani ha gestito la sua vittoria. Oggi si gode i vecchi amici e i nuovi supporter. Dovrebbe scacciare i secondi? E' una richiesta buffa. Chi vince o sta per vincere non scaccia alcuno se è intelligente anche se fra questi vi sono noti trasformisti.

Il tema per Renzi è quello di darsi una fisionomia che renda costose queste adesioni per chi arriva per ultimo. Nelle ultimi settimane l'entourage di Renzi ha dichiarato di voler schierare il Pd diretto dal sindaco nel socialismo europeo, ha mostrati più attenzione per il mondo del lavoro, si è presentato più antiberlusconiano. Va tutto bene. Renzi dovrebbe però tirar fuori dalla sua bisaccia alcuni ingredienti della prima ora. Per esempio potrebbe ricordare a Landini che non si risponde picche al Marchionne che vuole fare investimenti a Torino per nuove auto. Potrebbe ricordare a chi vuole tagliare subito la testa a Berlusconi che il voto degli elettori di centro destra è forse raggiungibile se  si mostra meno accanimento verso il leader sconfitto ( da altri).

Può infine chiedere alla vecchia sinistra se i suoi valori sono l'eguaglianza, la tolleranza, la democrazia e se tutto ciò basta a definire una prospettiva socialista essendo chiaro che si tratta di valori largamente condivisi anche se non sempre largamente rispettati.

Vorremmo parole chiare anche su alcune questioni di grande spessore.Viviamo in un mondo pieno di contraddizioni dove un presidente  premio Nobel per la pace vuole fare una guerra che tutti gli altri non vogliono. In cui molti si congratulano per l'isolamento americano. Un leader occidentale moderno pur dissentendo dagli Usa non può cavalcare l'antiamericanismo facendosi guidare da Putin o dai cinesi. Forse Obama sbaglia ma la questione umanitaria che lo affligge è reale.

Ancora. Sono anni che si  festeggia con la crisi finanziaria internazionale  la fine  del capitalismo che viceversa continua ad  avere i secoli contati. Insomma anni di idee caduche che non sono riuscite a sostituire quelle  perdenti e perdute. Qualche risposta su questo Renzi potrebbe provare a darla. Poi se accanto a lui ci sono Franceschini o il mio amico Latorre, chissenefrega.

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