Mamma in Codice

6 Aprile Apr 2015 1806 06 aprile 2015

Abortire un embrione malato, una scelta condivisibile

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“The simple interview”, il video in cui un ragazzo racconta il fratello affetto dalla sindrome di down è diventato virale. Come spesso succede, si parla dell’handicap o in maniera idilliaca (è questo il caso del video) o nei casi di cronaca nera, quando ad esempio un genitore si toglie la vita e uccide il figlio handicappato perché esasperato. Ma la quotidianità non fa notizia.

Qual è allora la vita di ogni giorno di una famiglia in cui c’è un ragazzo disabile? Non c’è una risposta a questa domanda. Dipende da caso a caso, da famiglia a famiglia. Sono anche io una “sibling”, come vengono adesso chiamati con termine inglese e “cool” i fratelli e le sorelle delle persone handicappate, e in quel video non mi riconosco.

Al di là dell’esperienza personale, ho visto negli anni molte famiglie che vivevano situazioni analoghe. Alcune hanno vissuto l’handicap in maniera normale, altre lo hanno sacralizzato, altre ancora ne sono uscite distrutte psicologicamente e fisicamente. Alcuni genitori si sono trovati “a sopresa” di fronte a figli disabili, altri lo hanno scelto, magari adottando o decidendo di non abortire pur sapendo del deficit del figlio.

Non c’è una regola nella vita reale e questa regola non dovrebbe essere data neanche alle mamme in attesa che scoprono che l’embrione che portano in grembo è malato. Non sempre si può scegliere se avere un figlio handicappato o no, ma a volte si può. E nelle volte in cui la scelta è possibile, a mio avviso, deve essere scevra da ideologie precostituite. Bisogna chiedersi: che vita gli potrò assicurare e che vita farò io stessa? Ad esempio, un bambino disabile che cresce in una famiglia numerosa, benestante e di alta cultura non ha le stesse possibilità di felicità di uno che viene cresciuto da una mamma single disoccupata. Crescere un bambino disabile in Svezia non è come farlo in Calabria. E mettere al mondo un essere infelice credo che sia un peccato molto più grave dell’aborto.