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22 Gennaio Gen 2016 1408 22 gennaio 2016

Centri interculturali di Roma a rischio scomparsa

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Genitori e bambini manifestano in Campidoglio contro il bando del commissario Tronca che taglia i fondi ai centri interculturali

Al Celio, dentro il parco vicino al Circo Massimo, nel cuore di Roma, sorgono due strutture, dove i figli degli immigrati giocano con i “figli di”. A beneficio, siamo sicuri, di entrambi. Sono il Celio Azzurro e il Centro educativo San Gregorio al Celio, strutture che da 30 anni accolgono rispettivamente bambini da 3 anni e dai 18 mesi fino a 6 anni, di ogni nazionalità e ceto sociale. Tutto ciò è stato possibile fino a ora grazie ai fondi comunali per i centri interculturali e grazie al principio del “chi più ha, più paga”. Così, accanto ai figli dei politici, cantanti, attori, giornalisti, registi e dipendenti Fao, ci sono i piccoli figli di immigrati, ma anche di italiani rimasti fuori dalle strutture comunali e statali per il sistema perverso di graduatorie. Negli asili e nelle scuole dell’infanzia pubbliche, infatti, chi ha i genitori disoccupati o uno solo di essi ha meno punti di chi ha entrambi i genitori con il posto fisso. Questi due centri sono stati pertanto un esempio di integrazione e di solidarietà. Un esempio della migliore società che funziona. Fino a ora.

Il Centro educativo San Gregorio al Celio alla manifestazione davanti al Campidoglio contro il taglio dei fondi per i centri interculturali

Tutto questo però sta per scomparire. Il bando, appena emanato dal commissario Tronca, infatti, taglia i fondi per i centri interculturali. Li diminuisce da 23 a 14, e toglie le peculiarità proprie di queste strutture. Diventano niente di più che dei bandi comunali per creare asili e scuole materne a basso costo per il Comune. E cosa ancora più grave elimina dal bando la fascia d’età dai 7 ai 18 anni, la fascia che probabilmente ne ha più bisogno. Tutto ciò, per giunta, avviene a metà anno scolastico. Il bando, infatti, scade il 29 gennaio e diventa operativo dal primo marzo. Cosa succederà dopo?

Siamo sicuri che il sistema del “chi più ha, più paga” consentirà ai bambini di completare l’anno scolastico in queste due strutture. Poi avranno l’alternativa di diventare strutture di “elemosina” fissa, dove il figlio ricco paga per il povero, o scuole per ricchi e basta. Ma altre, sparse in tutti i quartieri di Roma, chiuderanno da un giorno all’altro, lasciando per strada i piccoli e disorientate le famiglie.

Ieri questi centri, che ospitano poco meno di 500 bambini, sono scesi in piazza a manifestare davanti al Campidoglio (vedi foto). Hanno ottenuto un tavolo di discussione previsto per lunedì tra i minisindaci e il segretariato sociale. Trattive che però hanno già un paletto preciso: il Comune non metterà un euro di più.

Il buon senso vorrebbe che il commissario facesse un passo indietro, consentisse a queste strutture di terminare l’anno scolastico e lasciasse l’onore e l’onere al prossimo sindaco di metterci la faccia davanti a un bando del genere. Dietro, infatti, a ogni scelta che viene fatta passare per economica, c’è una scelta etica, politica e culturale. Vorremmo sapere quindi dal prossimo sindaco, eletto dai romani, che razza di città vuole che Roma diventi.