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25 Gennaio Gen 2017 2000 25 gennaio 2017

Dopo la sentenza della Consulta verso un’Italia quadripolare

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Cambiamo Governo con una media di una volta all'anno. Già, se guardiamo alla recente storia, dal 1943 ad oggi, si sono susseguiti ben 64 Governi. I più lunghi? Berlusconi, Craxi e Renzi poi. Alcuni potrebbero dire che la stabilità non è uno dei punti forti del nostro bel Paese. Come dargli torto! Oggi, la Corte costituzionale si è espressa sull’Italicum, di fatto riscrivendolo. Ciò che resta ancora da risolvere è il tema della governabilità; appunto. Essendo la sentenza immediatamente eseguibile si potrebbe tornare alle urne, votare con un premio di maggioranza alla Camera, che andrebbe al partito, non alla coalizione, che superi il 40 per cento dei consensi. Peccato che l’ultima volta che ciò è accaduto durante delle consultazioni politiche era il 1958! Aldilà delle singole velleità e desiderata dei vari leader politici che vorrebbero più o meno tempo prima di misurarsi nuovamente ai seggi, resta aperto il dibattito, soprattutto, se facciamo lo sforzo di guardare oltre il nostro naso e prendiamo in esame gli ultimi accadimenti sia in Italia che nel mondo. Il referendum di dicembre ha dato un no secco a chi voleva cambiare la costituzione e con lei il ruolo del Senato, che oggi, invece, continua a poter porre la fiducia al Governo. In America Trump ha vinto le elezioni contro ogni sondaggio, in Europa si stanno delineando sempre più forti mutamenti politici come la Brexit o le prossime elezioni francesi e tedesche. Appare evidente come in Italia nessun partito prenderebbe più del 40 per cento, ciò darebbe vita a un Parlamento frammentato, senza premio di maggioranza e vincolato ad alleanze impure di governo. Al Senato resta una legge elettorale diversa che continuerà a dare vita a maggioranze differenti tra le due camere. Le tre cariche più alte del Paese: il presidente della Repubblica Mattarella, il presidente del Senato Grasso e il presidente del Consiglio Gentiloni chiedono di armonizzare questi due sistemi. Per farlo ci sono diverse strade, più o meno complesse, che vanno da una ridiscussione del premio di maggioranza al Senato fino a una nuova legge elettorale. Bisogna però che qualcuno abbia il coraggio di farlo. E’ questo il compito, sicuramente difficile, a cui la politica è chiamata. Grillo ha voglia di misurarsi per puntare a quel 40 per cento, lo stesso vorrebbe Renzi. Berlusconi, invece, vorrebbe poter rimanere slegato dall'obbligo di correre in coalizione prendendo così le distanze da Salvini. Se nella nostra storia per anni si è parlato di sistema bipolare, destra-sinistra, oggi quel sistema di poli ne vede quattro: un centro formato da Forza Italia e dai moderati, una destra-destra che vede Salvini leader, un Pd renziano, almeno fino al prossimo congresso, con l’appoggio di alcune forze di sinistra e il Movimento Cinque Stelle. Si possono fare calcoli a non finire, ma resta chiaro che con due sistemi elettorali diversi per Camera e Senato e un quadro politico come il nostro, il termine governabilità ha durata breve. Allora perché non avere coraggio e mettere mano una volta per tutte a quello che negli ultimi sessantanni è stato di fatto un elemento costante della nostra politica? Saranno i partiti a dover dare una risposta. E’ velleitario urlare al voto al voto in queste condizioni. Il rischio è quello di un’Italia sempre più debole e instabile.

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