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22 Febbraio Feb 2017 1149 22 febbraio 2017

Serve una nuova sinistra che vada oltre le ideologie del '900

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Dopo mesi di psicoanalisi il Pd, con la direzione di ieri, è arrivato, forse, alla fine della seduta. Ma il travaglio del partito sicuramente non si concluderà in questa fase, perché si andrà verso un congresso che non sarà scevro di polemiche, anche se Bersani e Co. hanno abbandonato la nave. Comunque, persistono travagli interni difficilmente superabili in poco tempo e ferite che danno tutta l’impressione di rimanere tali. Il problema di questa crisi arriva da lontano: dalla nascita del Partito democratico. All’epoca, si trattò di un accordo a tavolino tra l’ex componente comunista e l’ex componente democristiana. Socialisti e laici vennero lasciati fuori. Anche la scelta di Veltroni di un Pd a vocazione maggioritaria senza alleanze nelle elezioni politiche del 2008 portò a rotture con pezzi della sinistra che non abbandonarono il proprio simbolo come gli era stato chiesto. L’allora segretario del partito accettò solo in coalizione, con tanto di simbolo, Di Pietro. I socialisti rimasero fuori ed era la prima volta che ciò avveniva dalla nascita della Repubblica Italiana. Questa scelta portò il Partito democratico a un ottimo risultato numerico, ma non bastò. Vinse Berlusconi e di molto. Pezzi di elettorato moderato che non si riconoscevano in questa sinistra decisero di votare per Forza Italia. Da qui, iniziò un percorso accidentato che portò al Governo di larghe intese presieduto da Monti, poi la rottura e la sfida di Bersani che, alle elezioni del 2013, vinse ma non ottenne i consensi sufficienti per avere una maggioranza che gli permettesse di diventare Presidente del Consiglio. Poi, le sue dimissioni da segretario del Partito, la nomina di Renzi, la caduta di Letta e i tre anni di Governo renziano. La sconfitta del referendum è stata l’inizio della crisi politica di oggi, crisi che, però, ha cause ben precedenti. Tutto questo mentre anche in Europa la socialdemocrazia viveva e vive una stagione di grosse difficoltà per non aver capito che le ideologie del Novecento non avevano più ragion d’essere e neppure le soluzioni di un welfare diffuso si confacevano alle nuove difficoltà economiche, profondamente mutate negli ultimi anni. Neppure si era previsto il grande fenomeno migratorio e la nascita di populismi e di nuovi pericolosi nazionalismi. Vi è quindi una crisi generale nella sinistra europea e questo non poteva non coinvolgere anche il Partito democratico. Di fronte a una crescita di nuovi poveri, a una disoccupazione giovanile, a una scuola sempre più riserva indiana e a un’economia che non decolla, un partito di sinistra moderno dovrebbe essere in grado di dare risposte innovative ed adeguate. In Francia, il candidato socialista parla di reddito di esistenza, io credo che anche questo dovrà essere un tema che non può essere lasciato solo in mano a Grillo. Si tratta di un bisogno reale, che deve essere ovviamente mutuato con le nostre possibilità economiche, senza aumentare eccessivamente il debito pubblico. Il problema immigratorio non può essere lasciato sulle spalle solo del nostro Paese, anche a questo va data una risposta concreta, in caso contrario si corre il rischio di forti scontri sociali. Riprendere in mano la riforma della scuola che non può essere solo un processo riorganizzativo, ma deve guardare al futuro delle nuove generazioni. Un congresso deve parlare anche di questo. Anzi, di questo. La leadership viene dopo, anche se è comunque importante. Il che fare è una domanda che ci poniamo in molti. Vi è la necessità di stare da parte dei cittadini facendosi interpreti reali dei lori bisogni e non rappresentare il palazzo o l’establishment. Si apre una stagione complessa, difficile, in cui la partita è quella di una democrazia completa. I soggetti sono molti. C’è bisogno di coraggio e di una riflessione in termini nuovi in cui tutti possono avere la possibilità di far sentire la propria voce.

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