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19 Aprile Apr 2017 1823 19 aprile 2017

Convegno di Ivrea: piatto ricco mi ci ficco

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“Chi ci sta’ venga a darci una mano, non è una questione di migliori o peggiori. Le persone che sono qui non sono del M5S, hanno la propria indipendenza personale e professionale”. Questa la filosofia con la quale si è tenuto il convegno a Ivrea in onore di Gianroberto Casaleggio, a un anno di distanza dalla sua morte. Aspettative alte per questa giornata dedicata ai temi di futuro e immaginazione, sia per contenuti che per ospiti e partecipanti. E non c'è stata delusione. Il convegno organizzato presso l’officina H della Olivetti ad Ivrea da Davide Casaleggio in onore e in ricordo del padre, che proprio lì aveva iniziato il suo percorso lavorativo, è stato in grado di dare molte risposte alle domande sull’essenza del M5S. Innanzitutto sul programma futuro, o meglio di governo, perché l’obiettivo è quello di vincere le elezioni politiche e ricevere l’incarico a formare il nuovo governo da Mattarella. I sondaggi oggi dicono questo. Quindi ci si attrezza per evitare le figuracce di Roma. Ma non è stata l’alternativa alla Leopolda di Renzi. I relatori hanno volato alto. Anche troppo. Non si è parlato né del quotidiano né dei bisogni, ma solo di futuro in senso lato. Ad alleanze politiche e organigrammi neanche un accenno: roba vecchia, superata. Il Movimento è autosufficiente. Poi, c'è la Rete. Questa mamma ospitale che abbraccia i propri figli. Molte le presenze esterne. Tanti giornalisti: da Mentana a Bechis, da Nuzzi a Paragone e non mancava certamente il nuovo fan di Grillo, l'onnipresente Freccero. Tanti anche i manager, tra i quali l'ad di Google Italia, Fabio Vaccarono. Non mancava neppure la magistratura con il procuratore di Messina. Molti imprenditori si sono mostrati attenti uditori. Tanti vecchi e nuovi intellettuali. Il M5S manca di classe dirigente. Spesso il vice presidente della Camera Di Maio incespica sui congiuntivi e risulta un po’ debole in geografia. Ed allora il carro dei vincitori va riempito. Si corre a prendere posto. Nella partita a poker che si sta giocando nella politica italiana vale sempre il vecchio detto di ogni giocatore incallito: piatto ricco mi ci ficco.

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