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19 Agosto Ago 2017 1907 19 agosto 2017

Barcellona: l’ultimo atto di guerra

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Barcellona, come Parigi, Bruxelles, Nizza, Berlino, Londra. La lista dei morti per mano del terrore jihadista è lunga e sembra non terminare mai. E ora di rompere quella condizione di acquiescenza che si manifesta dopo ogni attentato. Il solito rituale, il solito dolore, l’estremo cordoglio, i discorsi tutti uguali dei leader europei e nulla di più. Ci si rivede alla prossima volta. Siamo di fronte a un muro di un’Europa imbelle che, fino ad oggi, non è stata in grado di rispondere adeguatamente ad una guerra più che dichiarata. Ridicoli i parallelismi con il terrorismo politico di molti anni fa che coinvolse molte nazioni, compresa quella italiana. Si trattava di un’ideologia malata senza sbocchi per quei popoli che venivano banalmente invocati da coloro che uccidevano. Ora siamo di fronte a una Guerra Santa in cui la religione fa da padrona: il nemico è l’occidente con tutto quello che rappresenta, innanzitutto la democrazia. Quello che si vuole instaurare è una dittatura sacrale che nulla ha a che fare con le rappresentanze elette dai cittadini. Il sogno effimero è quello di un ritorno al Medioevo riportando alla storia a quegli anni drammatici in cui anche la cultura cristiana sbagliò e parecchio. Faciloni sono coloro che parlano di accoglienza e solidarietà e che tutto si possa risolvere con una parola magica: il dialogo. Siamo ben distanti dalla verità, è giusto accogliere chi soffre per fame o per una guerra che non ha voluto. Ma chi trova ospitalità nel nostro Paese o nelle altre nazioni europee deve rispettarne le leggi e la cultura. Questo messaggio non è mai passato e non ha purtroppo dimora in milioni di uomini e donne che dalle loro terre sono fuggiti e hanno cercato una nuova ragione di esistenza. Dobbiamo avere il coraggio di dire che l’Islam stesso è un problema se viene interpretato a seconda delle necessità politiche o economiche. Petrolio e giacimenti minerari fanno gola a tutti e anche su questa partita si è giocato un azzardo che ci ha portato ai tragici avvenimenti di questi ultimi anni. Non ci rimane molto tempo, vi è la necessità di una risposta che nasca dalla nostra cultura democratica e non da inutili slogan populisti che si mascherano dietro una manciata di voti elettorali. Serve coraggio e determinazione. I facili pianti e i vari je suis sono inutili e certamente ci distolgono da quella che è la realtà: siamo di fronte a una vera e propria guerra.

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