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23 Agosto Ago 2017 2234 23 agosto 2017

Gentiloni e Minniti, dal 68 e dal PCI, due candidati per il 2018 contro Renzi

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Il presidente Gentiloni è uomo equilibrato, pacato, non incline al litigio o alle polemiche. Non alza mai la voce, quasi sussurra. Molto simile nell'orazione a Mattarella, a cui è profondamente legato. La sua esperienza politica nasce nel 68 con Mario Capanna e il Movimento Studentesco. Poi, la sua strada e il suo percorso diventano lunghi. In tutti questi anni si crea molti amici e forti solidarietà istituzionali. E' amico di Franceschini, ma anche di Renzi. Stimato da Bersani, dai cattolici e da tutto l'ambiente a sinistra del PD. Quatto, quatto, procede in mezzo a mille difficoltà e trappole. Difficile attaccarlo. Troppo cauto per debordare, un uomo invisibile, che sa trattare con tutti i leader europei. Molti guardano a lui come possibile presidente del Consiglio dopo le elezioni del 2018. Un governo di centrosinistra, se si trovassero i numeri per una maggioranza allargata .

Ma nell'attuale governo sta montando un pericoloso competitor di Gentiloni e di Renzi: il ministro degli interni Minniti. Lui calabrese e allevato da Massimo D'Alema, comunista purosangue, si sta distinguendo come l'uomo forte che tenta di dare soluzioni al problema dei migranti. Stimato anche dal centrodestra, giocherà fino in fondo la sua partita. Se dopo le elezioni politiche non vi fosse una maggioranza, si guarda a lui come presidente del Consiglio di un governo tecnico di minoranza, sostenuto dall'esterno per fare una nuova legge elettorale. Potrebbe avere vita lunga. Dopo le votazioni in Sicilia, vi sarà un'accelerazione e vedremo chi avrà più lana da tessere. Renzi è avvisato. Ma i veleni degli ex PCI ed ex DC che hanno dato vita alla fusione a freddo che si chiama PD sono pronti ad uscire allo scoperto. La mancanza di posizioni laiche e liberalsocialiste aumenta un vulnus che fa male alla democrazia.

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