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10 Settembre Set 2017 1137 10 settembre 2017

Sala l’ofelè di palazzo Marino

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Milano è una città complessa che ha bisogno di un progetto di rilancio e una prospettiva ampia. Una città dal respiro internazionale e dalle potenzialità infinite. Certo, Milano ha bisogno anche di un governo stabile e forte. Per decenni la nostra città è stata trampolino di lancio per molti primi cittadini: quando sei sindaco di Milano, il passo verso Roma o l’Europa può essere davvero breve. Pisapia aveva detto, fin da subito, che sarebbe stato prestato alla politica per un breve periodo e, di fatto, molto prima della fine del suo mandato, ha annunciato che non si sarebbe ricandidato gettando il Pd e il centrosinistra in un certo caos. Poi, le primarie e la scelta vincente di Sala. Uomo legato alla politica, ma con una carriera da super manager di tutto prestigio. Lui non si è prestato alla politica, Sala con e della politica vive. Nell’eccezione positiva del termine - si intende. Non solo oggi è rimasto solo lui a fare politica in città, ritagliandosi uno spazio ampio in un vuoto assoluto, ma guarda avanti. Avanti per anni, decenni. Intervistato dal vicedirettore del Corriere della Sera Barbara Stefanelli, durante un incontro sulle smart city per il Tempo delle Donne, ha dichiarato che a lui, fare il sindaco, piace e che si augura di poterlo continuare a fare per molto altro tempo. Dieci anni il traguardo minimo se si pensa alla riapertura dei Navigli o alla metro fino a Monza. E se da un lato tutto questo entusiasmo non può che essere visto in chiave positiva, dall’altra sembra che a Milano chi fa politica decida un po’ per sé. Restare o lasciare è diventata una scelta esclusivamente personale. In parte ci sta, ma fare il sindaco vuol dire non solo amministrare una città, ma essere la perfetta sintesi delle forze politiche che governano. Il sindaco è colui che interpreta l’espressione politica, che traccia la direzione della sua maggioranza. Non è un ruolo in solitaria, ma di squadra. Sala non può essere un uomo solo al comando. Chi, in passato, ha contato troppo sulle proprie forze, senza tenere conto della squadra, non ha avuto grande successo. Per cui, Beppe, l’entusiasmo ci piace, ma il tempo dei re è finito in Italia da un pezzo. A fare i conti senza l’oste sian bravi tutti, ma poi c’è sempre la prova del nove. Sempre che vada tutto bene, fra quattro anni, bisognerà passare nuovamente dalla candidatura all’elezione e quindi dal consenso prima dei partiti che ti sosterranno e poi, ancora più importante, da quello della città. Consensi che saranno tutti da guadagnare.

Di Roberto Caputo

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