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21 Ottobre Ott 2017 1023 21 ottobre 2017

Lotta senza esclusione di colpi sull'edilizia urbana

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Nei prossimi anni Milano vivrà una trasformazione urbana senza precedenti. Si sta parlando di aree enormi come gli scali ferroviari dismessi, dei terreni lasciati liberi da Expo, delle zone industriali abbandonate, delle molteplici ristrutturazioni che interesseranno le periferie milanesi. La questione di chi acquista non è determinante, anche se si tratta di milioni di euro. Ma tranne qualche limitata cordata italiana si parlerà inevitabilmente australiano ed arabo. Quello che, invece, muoverà forti interessi finanziari e politici è il chi costruirà. Quali aziende e quali studi di architettura e di ingegneria verranno coinvolti. Parliamo chiaro: si sta giocando il comando sulla città per il futuro. Nuove mani e saranno mani forti e avide. Dopo la scomparsa di Claudio De Albertis, si è rotto un equilibrio importante che durava da anni. Lui, vecchio gentiluomo di stampo liberale, era stato in grado di guidare con saggezza ed intelligenza i vari processi di cambiamento. Ora, purtroppo, non c'è più e così è letteralmente deflagrata una competizione in cui i colpi bassi rappresentano la normalità. Senza dimenticarci il pericolo reale di gravi infiltrazioni malavitose e mafiose, molto attirate dall'enorme flusso di denaro. La politica si dimostra assente. D’altronde era stata sempre accusata di mal interferire e in molti casi il tutto era finito in tribunale. Oggi, non si sente la voce di chi dovrebbe occuparsene per delega ricevuta. Ma qualcuno è molto attento e non si fa distrarre. Ma ci sono ancora le stanze segrete o i salotti dove si decide? Ci sono, ma non hanno più l'importanza di un tempo. Si vola più alto. Sono altri gli attori protagonisti. Ne vedremo delle belle. La città ed i cittadini e i circoli culturali? Non pervenuti. Questa è la nuova Milano. Poca politica e tanto tecnicismo.

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