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7 Novembre Nov 2017 1911 07 novembre 2017

Goodbye Mr. Renzi?

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Da illo tempore, le elezioni siciliane hanno sempre causato scossoni politici nazionali. Rappresentano un segnale forte, anche aldilà dei numeri nudi e crudi. In alcuni casi, hanno dato vita a processi inimmaginabili, come nel lontano 1958, quando divenne presidente dell'assemblea regionale il democristiano Silvio Milazzo, il quale, in contrasto col suo partito, venne eletto con i voti del PCI e del MSI. All’epoca erano segretari Togliatti ed Almirante. Nel 2012, vinse con il 32 per cento Crocetta che, seppur in minoranza, governò con parte dei voti dell'opposizione migrati in maggioranza. In Sicilia, il governo è il governo e non si transige. Nelle elezioni di domenica, i voti di PD e sinistra-sinistra sono gli stessi di cinque anni fa. Questa volta, però, il centrodestra era unito e i grillini hanno raddoppiato i voti. Quindi il centrosinistra è arrivato terzo con un candidato, Micari, scelto da Leoluca Orlando. Ma in politica, la medaglia di bronzo non conta nulla, anzi. Grave sconfitta o, meglio, l'ennesima in un anno in cui Renzi ha perso il referendum, tutte le elezioni amministrative, non è più presidente del Consiglio ed il PD ha subito una scissione. Ma è solo un problema di Renzi o è una crisi complessiva della proposta della sinistra? Guardando i voti siciliani, se il PD non ride, la sinistra che aveva candidato Fava ottiene come lista un misero 5 per cento, rischiando di non superare lo sbarramento. Se vogliamo essere seri, senza trovare come al solito un capro espiatorio e buttare la polvere sotto il tappeto, è doveroso prendere atto che il PD non è più attrattivo ed ha concluso una fase politica. Era nato male con una fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani ed ora ne paga tutte le conseguenze storiche. Anche la tesi che Renzi perda, perché non di sinistra e divisivo, è semplicemente consolatoria: una mezza bugia. Anche la sinistra-sinistra non raccoglie consensi e si attesta intorno ad un 6 per cento, risultato molto inferiore di quello che ottenne Bertinotti da solo. Tra PD e Bersaniani & Co non si scorge nulla di nuovo, o meglio, gli italiani non vedono nulla di nuovo. Una politica che sa di stantio e che non si occupa dei problemi dei cittadini; oltretutto tra litigi e risse ben poco spiegabili. Una storia che va avanti da Livorno nel 1922. Meglio rileggersi la relazione di Claudio Martelli "Meriti e bisogni ", sicuramente datata, ma molto attuale. Sicuramente bisogni sociali e di sicurezza nella vita quotidiana e sul lavoro. Serve una proposta che nasca dal popolo attivo e che si configuri, non come la solita rivendicazione di genere sindacale ma, invece, che abbia una progettualità futura fortemente innovativa. Anche nel linguaggio perché sia comprensibile ai giovani che hanno scelto Grillo e il centrodestra. Il problema non è certo quello di sostituire Renzi con Gentiloni o Minniti: porterebbe ad una manciata di voti in più e basta. Lo stesso vale per il mantra di un nuovo centrosinistra o della solita unità delle sinistre: roba vecchia, masticata e rimasticata che non interessa più. E poi, servirebbe un’iniezione di laicità che è completamente assente. Fra un po’ è Natale e poi elezioni. Siate tutti più buoni. Ma questa, ahimè, è fantascienza.

Roberto Caputo

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