Milano Capitale

27 Novembre Nov 2015 1626 27 novembre 2015

Perché Milano resta diffidente con Renzi

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Matteo Renzi dovrebbe rileggere i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni per capire le difficoltà che sta trovando sulla strada per prendersi Milano.
Dal nuovo sindaco fino al capo della procura, dal mondo bancario fino a quello dell'editoria, l'obiettivo del presidente del Consiglio di conquistare la Capitale morale (copyright Raffaele Cantone, ndr) si sta rivelando molto difficile. Milano ha una storia a sé, ha radici nel riformismo e nella vecchia scuola socialista di Filippo Turati, anticorpi che tutt'ora rimangono nel tessuto economico sociale e politico della città e che mostrano una certa diffidenza nei confronti dell'uomo di Rignano sull'Arno.
Il passaggio dei Promessi Sposi che il premier dovrebbe appendersi in camera è quello dove Manzoni mette in bocca al cancelliere spagnolo Antonio Ferrer la nota frase rivolta al suo cocchiere: «Pedro, adelante, con juicio». Avanti con prudenza insomma, una virtù che il Rottamatore fiorentino non sembra avere, anche perché comportarsi come un carroarmato rottamatore gli ha permesso in quasi due anni di conquistare prima il Partito democratico e poi palazzo Chigi. Ma Milano è un'altra cosa.
BERLUSCONI E LE DIFFICOLTÀ DEL PD SCUOLA DS. Lo sa bene Silvio Berlusconi, che non è mai riuscito a prendersela veramente. Lo sanno bene gli esponenti del Pd milanese, in particolare quelli dell'area ex Ds, che non sono mai riusciti a imporre un loro candidato sindaco, cogliendo per quasi vent'anni cocenti sconfitte con il centrodestra del Cavaliere e della Lega Nord, arrivando persino a immolare l'architetto Stefano Boeri alle primarie contro il comunista Giuliano Pisapia.
È probabile che Renzi in questi mesi abbia pensato che l'Expo 2015 gli avrebbe permesso di avere gioco facile sotto la Madonnina. Ma i milanesi non sono dei turisti americani a cui vendere la Fontana di Trevi, come fa Totò nel celebre film Tototruffa62. Anche perché osannata in lungo e in largo al motto di 'expottismisti', dell'esposizione universale non si parla quasi più in città.
Anzi, iniziano a fiorire le critiche e in procura continuano a scavare su appalti e sub appalti, mentre la coda di aziende non pagate dai paesi stranieri continua a essere sempre più lunga.
LA SBORNIA DI EXPO 2015 È GIÀ FINITA. Forte di questa sbornia estiva il giglio magico renziano aveva pensato bene di lanciare nella mischia l'amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala, un manager abile e fortunato, con sponde nel centrodestra, molto legato ai poteri della città, ma più per motivi di business che di intesa politica. Non è un caso che i problemi siano esplosi quasi subito, con Pisapia e il movimento arancione - un mischione di vecchi comunisti, socialisti e riformisti – che stanno facendo vacillare le ambizioni di 'Beppe', rilanciando nuovi candidati e tenendo Renzi in apprensione. È probabile che alla fine Sala la spunti, ma non sarà per nulla facile governare una parte di città che gli ha praticamente già voltato le spalle. E se Renzi pensa di farcela con il solo aiuto di Berlusconi e degli ex berlusconiani, da Formigoni a Lupi, sbaglia di grosso. Perché rischia di fare gli stessi errori del Cavaliere, che provò a conquistarla grazie all'amicizia con Bettino Craxi, finendo poi stritolato dalla procura proprio come il leader del Psi.
QUELLA VOGLIA DI ENTRARE A MILANO DEI RENZIANI. Che il premier voglia scardinare il sistema Milano insieme con il suo giglio magico è ormai cosa nota. Ma dovrebbe aver capito che una parte del capoluogo lombardo lo guarda ancora con una certa diffidenza. Il primo che glielo disse in faccia fu Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera e simbolo di una certa borghesia milanese, che nel suo editoriale parlò «di stantio odore di massoneria», per definire l'accordo del Nazareno, tra Renzi-Verdini e Berlusconi. Il segretario Pd ha provato a mettere un suo uomo in via Solferino, uno come l'ex direttore della Stampa Mario Calabresi, ora in viaggio verso Repubblica, ma gli è andata male. Perché a spuntarla è stato Luciano Fontana, uno che potrà pure apparire più soft di De Bortoli ma quando c'è da criticare non si tira indietro.
IL MONDO DELLE BANCHE ANCORA DIFFIDENTE. «Le truppe renziane avanzano», dicono tutti nei salotti che contano nel capoluogo lombardo. Ma nelle banche nulla si muove. Anche qui tra Intesa San Paolo e Unicredit la nuova melassa del potere renziano ha provato a scardinare ma non c'è riuscita, tanto che Giovanni Bazoli è ancora in pista proprio come Fabrizio Palenzona.
E Corrado Passera, leader di Italia Unica, candidato a Milano come sindaco, seppur con numeri risicati, è testimone di un certo malessere nei confronti di Matteo. Ma sono soprattutto aree come quelle di Comunione e Liberazione, la Cdo di Giorgio Vittadini, la Confcommercio di Carlo Sangalli o l'Assolombarda che restano ancora diffidenti con il premier.
E poi c'è la procura. Renzi ha adottato un metodo nuovo, di ringraziamento nei confronti dei magistrati, ma gli strascichi della moratoria su Expo 2015 si fanno ancora sentire in buona parte delle toghe milanesi, come una sottomissione del potere della magistratura alla politica, un'anomalia nella divisione dei poteri di Montesquieu.
Insomma, «Renzi, adelante, con juicio».