Milano Capitale

21 Gennaio Gen 2016 1850 21 gennaio 2016

Se la Balzani arriva terza per Pisapia sono dolori

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C'è una certa apprensione tra le mura di palazzo Marino, quartier generale ancora per qualche mese del sindaco Giuliano Pisapia, il politico che cinque anni fa con il suo movimento arancione avrebbe dovuto cambiare la politica in Italia, ma che adesso rischia di scomparire nel caso in cui la 'sua' candidata dovesse perdere male, magari arrivando terza nella sfida delle primarie. Non a caso il primo cittadino sta prendendo tempo prima di procunciarsi su chi appoggerà alla consultazione interna del centrosinistra prevista il 6-7 febbraio per eleggere il candidato sindaco di Milano. Ma è noto – soprattutto dopo le polemiche con il premier Matteo Renzi - che l'avvocato penalista ha di fatto creato e lanciato la candidatura dell'assessore al Bilancio, l'ousider saltato fuori all'ultimo momento per sfidare Giuseppe Sala e Pierfrancesco Majorino.
LA SFIDA ALL'ULTIMO VOTO. La partita si gioca sul filo del rasoio. E la battaglia è tutta interna al Partito Democratico e al centrosinistra, tra spaccature, veleni e ripicche. Gli stessi pisapiani di ferro sono divisi tra loro, con il capo di gabinetto Maurizio Baruffi e il responsabile dei Comitati Paolo Limonta per la Balzani, mentre Gianni Confalonieri, storico uomo ombra e consigliere politico, sta con Sala. L'incastro è micidiale. E si sposta poi sul territorio dove esponenti del Pd, assessori o personaggi di ogni tipo si adoperano per portare voti all'uno o all'altro candidato. C'è poi da non sottovalutare l'incognita borghesia, i considdetti professionisti o fighetti del centro che dovranno recarsi ai gazebo: andranno a votare o preferiranno un week end fuori porta?
LA SFIDA DEL DAL VERME. Se nelle scorse settimane la Balzani sembrava in grande spolvero - tanto da spaventare Beppe Sala ormai accerchiato da una strana alleanza tra centrodestra e Movimento Cinque Stelle - dopo la sfida a quattro al Teatro Dal Verme i giochi sembrano ribaltati. O almeno questa è l'impressione di chi ieri ha seguito la sfida, una sensazione che a quanto pare circola tra gli stessi pisapiani. Persino Gad Lerner, tifoso della Balzani, ha dovuto ammettere in un tweet che la candidata non 'ha graffiato Sala'. E qualcuno, sotto, ha commentato che il suo non è altro che un giro di parole per dire che l'assessore al Bilancio nel confronto 'ha straperso'.
MAJORINO IN GRANDE SPOLVERO. A questo si aggiunga un certo entusiasmo per Majorino, affiancato da una nuova agenzia di comunicazione, che ieri è stato apprezzato da più parti. Il problema, come già detto in precedenza, è chi andrà alla fine a votare ai gazebo. Le truppe sono militarizzate. Dalla sua Sala può contare sull'appoggio del tesoriere del Pd Matteo Mauri, formatosi alla scuola di Filippo Penati e ora tra i 'comunisti per Renzi' in parlamento.



LA SITUAZIONE IN PERIFERIA. Forte nei quartieri periferici come la Barona, l'apporto di Mauri fa il paio con quello dell'assessore Pierfrancesco Maran, altro ex penatiano, che può contare molti voti in città insieme con il circolo 02 Pd. Poi ancora c'è Franco Mirabelli, forse in una zona periferica come il Giambellino, quartiere dove Sala ha raccolto moltissime firme per la candidarsi. Infine ci sono i cattolici, dall'assessore Marco Granelli a Fabio Pizzul. Allo stesso tempo Limonta e Boeri portano alla Balzani diversi voti sul territorio, in diverse zone del capoluogo lombardo. Ma se le cose dovessero andare male? Se alla fine la Balzani arrivasse terza nella sfida? Quali potrebbero essere le conseguenze politica di una sconfitta? Pisapia si sta giocando tutto il suo futuro politico. Lo sa. I suoi pure.