Missioni all'italiana

21 Giugno Giu 2013 1352 21 giugno 2013

Vittorie di facciata

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La più famosa soap-opera degli ultimi anni non va in ferie. Anzi americani, talebani e Karzai sembrano voler mettere più confusione possibile agli spettatori di tutto il Mondo. Qualche giorno fa da Berlino il presidente Obama dichiarava: “La mia speranza è che, nonostante simili difficoltà, il processo vada avanti. È difficile, ma necessario per mettere fine alle violenze. La missione è finita”. Poi ha aggiunto: "Dovremo continuare a investire nell'addestramento militare". Le trattative tanto sperate con i talebani hanno però trovato
un acerrimo rivale nel presidente Karzai che si è opposto considerando incoerenti le azioni degli americani. Per Obama sfugge così la vittoria di facciata visto che l’unico successo ottenibile era questo dopo 12 anni di guerra. Troppi morti e il futuro dell’Afghanistan ancora più compromesso. In realtà le trattative non ufficiali con i Talib sono in atto da diverso tempo. I talebani parlano con gli Usa quotidianamente ma poi bombardano Kabul e la provincia di Khost. Secondo Karzai tutto questo favorisce i disegni americani e i loro progetti. Le trattative con i talebani avvengono in gran segreto. Mohammed Ishmayel, un comandante talebano, dichiarò che le stesse forze italiane avrebbero in passato pagato i talebani a Surobi, a est di Kabul, affinché non fossero attaccati dalla guerriglia locale.  Il pagamento era stato rivelato dopo che, nell’agosto del 2008, dieci francesi erano stati uccisi in un’imboscata da forze talebane nella stessa Surobi. I francesi  avevano preso in consegna il distretto dall’esercito italiano, ma non erano al corrente dei pagamenti segreti fatti dai servizi segreti italiani ai comandanti locali per fermare gli attacchi. Ovviamente il governo italiano aveva smentito tutto ma di certo la realtà sul campo è ben diversa. Si pensi al caso della Nigeria e di tutti i paesi occidentali che con le loro compagnie petrolifere sfruttano quell’angolo dell’Africa. Per sfruttare le risorse naturali molti si sono dovuti accordare con il Mend, il gruppo ribelle operante in zona, pena i vari rapimenti di ingegneri sulle piattaforme. Tutto questo lo sanno bene le superpotenze anche se poi in ambito ufficiale preferiscono raggiungere altri tipi accordi come l’ultimo preso dai leaders del G8 riuniti a Lough Erne. Un accordo sul rifiuto a pagare riscatti in caso di rapimenti da parte dei terroristi. Lo hanno annunciato fonti britanniche a margine del summit, precisando che i capi di Stato e di governo degli Otto grandi hanno rivolto un appello perché anche le società  rifiutino di pagare i riscatti nel caso di rapimento di loro dipendenti. Un successo di facciata anche questo?

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