Missioni all'italiana

27 Giugno Giu 2013 1932 27 giugno 2013

Canale 2013, Italia e Malta rafforzano il legame

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Uno sguardo al Mediterraneo per consolidare obiettivi comuni. Politiche d'intesa in materia di pace e immigrazione oppure latenti accordi finanziari? Di sicuro c’è un rapporto militare consolidato tra i due Paesi. L’annuale esercitazione, giunta alla 19esima edizione, è stata organizzata dalle Forze Armate italiane e maltesi, coinvolgendo anche unità navali e mezzi aerei di altri Paesi rivieraschi. Finalità dell’addestramento, è stata quella di promuovere la cooperazione, la sicurezza e la stabilità nel Mediterraneo, con particolare riguardo all’area interessata dai Paesi che aderiscono all’iniziativa “5 + 5” (Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Malta, per la sponda mediterranea europea, e Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia, per la sponda mediterranea dei Paesi del Maghreb arabo). Diverse le attività organizzate nell’ambito della “Canale 13”, come la  Ricerca e Soccorso in mare (SAR) di persone e navi in situazioni di pericolo, la sorveglianza degli spazi marittimi e il controllo dei traffici mercantili (Maritime Law Enforcement Operations) per il contrasto alle attività illecite e criminali. Nel corso dell’esercitazione, particolare attenzione è stata rivolta all’addestramento di team EOD (Explosives Ordinance Disposal – Bonifica Ordigni Esplosivi) in attività subacquee e di unità nella condotta di operazioni di ispezione a bordo di navi mercantili. La missione italiana a Malta ha avuto origine tra gli anni Sessanta e Settanta sulla base della crisi di Malta stessa con la NATO. Italia e Malta stipularono nel 1973 un accordo che prevedeva la presenza militare italiana nell’isola. I militari italiani lavorarono sodo, addestrando il piccolo esercito locale, costruiscono strade, accessi alle spiagge, effettuando scavi. Eppure in un momento di crisi italo-maltese il primo ministro laburista dell’epoca Dom Mintoff decise di espellerli sequestrando loro automobili e

mezzi.  La crisi si risolse e gli italiani tornarono nell’isola. Nel 1980 venne siglato un nuovo accordo tra Italia e Malta. Nell’accordo vi rientrarono anche dei protocolli finanziari. Un fiume di denaro che ancora oggi fluisce nell’isola mediterranea.
Nel 1990 sarebbe toccato al socialista De Michelis siglare con Malta il terzo protocollo finanziario. Cinque anni dopo Andreatta firmerà il quarto. Alla fine del 2000 l’Italia avrebbe contribuito con circa 500 milioni di euro. Intanto l’isola è divenuta oggi un centro turistico molto importante, di sicuro una via di sviluppo per l’Italia in questo periodo di crisi. I buchi neri dei Balcani rappresentano più una minaccia che una risorsa. Allora via libera alla politica mediterranea.

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