Missioni all'italiana

1 Agosto Ago 2013 0953 01 agosto 2013

Snowden e la sua cyberwar

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Spie, intrecci internazionali, hacker e internet. Un’estate rovente con la spy story del web che mette gli USA con le spalle al muro. Numero 1 su Amazon. L'ebook sulla storia di Edward Snowden, dopo soli pochi giorni dalla pubblicazione, è al primo posto della categoria Giornalismo delle sezioni Libri e Kindle Store di Amazon, al secondo nella categoria Politica e nella top 500 dei Bestseller di Amazon.  Antonino Caffo, giornalista de La Stampa e Panorama, ha realizzato il primo libro digitale italiano che racchiude la recente storia delle pratiche di spionaggio dell’agenzia federale statunitense NSA che, grazie all’appoggio del governo Obama, spiava cittadini americani ed europei attraverso il monitoraggio di siti internet, servizi di chat e social network. “Edward Snowden. Un uomo solo al comando” (http://www.amazon.it/Snowden-comando-Cyberwar-Datagate-ebook/dp/B00E4S8ROU/ref=sr_1_1 ie=UTF8&qid=1374829684&sr=8-1&keywords=ebook+snowden+la+stampa)  ripercorre come in un romanzo noir la storia del giovane informatico statunitense che un bel mattino, mentre si trova alle Hawaii, decide di mettere assieme i file “classificati” presi dai server della National Security Agency negli anni  di lavoro e renderli noti al mondo intero, attraverso una comunicazione diretta con il Guardian e il Washington Post, non prima di essere fuggito in una camera di albergo a Hong Kong. Da quel momento sua vita cambia, fugge dall’Oriente e rimane bloccato nel limbo di un aeroporto russo, dove incontrerà personaggi politici ed attivisti umanitari. La sua storia si intreccia tante volte con quella di Julian Assange, fondatore e volto dell’organizzazione no-profit WikiLeaks che, come Snowden, ha dovuto rifugiarsi presso l’ambasciata boliviana a Londra per il rischio di estradizione per l’accusa di spionaggio e stupro. Edward Snowden pare più acerbo, sicuramente meno avvezzo alla telecamera e al clamore mediatico di cui tali eventi si dipingono, ma non meno deciso di Assange nel perseguire la strada della verità assoluta. In tutto questo l’Italia si è rifiutata di dare asilo al giovane Snowden.

Antonino, una domanda d’obbligo. Edward Snowden è davvero un uomo così pericoloso come sostiene il governo americano?

Agli USA fanno paura gli hacker, di questo si tratta, perché non possono combatterli con le armi classiche ma devono scendere sul loro stesso campo dove si trovano, spesso, in svantaggio.

Che rapporto c'è tra Snowden e la Russia e soprattutto l'altra super potenza la Cina come vede l'intera vicenda?

La Russia ha imparato a gestire bene queste vicende, prima si è messa dal lato di Snowden e poi ha preferito defilarsi, semplicemente concedendo al giovane un visto per girare liberamente per il territorio russo. Questo non vuol dire che Snowden non abbia concesso qualche segreto al governo, anzi è probabile che lo abbia già fatto. La Cina vedeva Snowden come vero vaso di Pandora. Secondo il capo della NSA, Alexander, grazie ai leak di Edward Snowden la Cina ha recuperato almeno 15 anni nel distacco di conoscenze con gli USA. Le rivelazioni dell'ex dipendente hanno fatto più male agli Stati Uniti di qualunque altro attentato cibernetico della storia.

Il progetto Prism e i suoi lati oscuri. Snowden un hacker?

Snowden si avvicina all'etica hacker per il fatto che le sue azioni non porteranno direttamente a lui benefici, tanto meno economici. Potrebbe non essere considerato un hacker per il fatto che non opera in gruppo o con una precisa linea guida, se non quella di spiegare al mondo che il governo degli Stati Uniti non è esattamente quel modello di democrazia che per anni hanno voluto far credere. Prism ne è l'esempio diretto. Può spiare cittadini americani e stranieri, incondizionatamente, questo vuol dire che basta un solo permesso dato da un supervisore, per avviare una campagna di monitoraggio su un individuo, nucleo familiare o intera comunità. La domanda è: rifiuteremo di andare su internet perché la NSA ci spia o scenderemo ad un compromesso? Si tratta di una decisione personale ma che coinvolge, evidentemente, tutta la comunità internazionale e le organizzazioni dei diritti.

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