Missioni all'italiana

24 Settembre Set 2013 2024 24 settembre 2013

Da paradisi turistici a basi per terroristi

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Era il 2007 quando una cellula di al-Qaeda
operativa nell’arcipelago delle Maldive si presentava con un videomessaggio. Lo
slogan era chiaro: “I vostri fratelli delle
Maldive vi stanno chiamando”. Tutto ciò per annunciare la nascita di una prima cellula jihadista in quello che ancora oggi viene considerato il paradiso del turismo occidentale. Nel video si intravedevano dei terroristi all’interno della moschea di Dhar al-Khuir, sull’isola di Himandhoo, intenti in preghiera. Da allora Al Qaeda nelle Maldive ne ha compiuti di attentati terroristici.

La classe politica ha fallito da tempo, combattuta com’era tra un ritorno alle tradizione islamiche e l’avvento del terrorismo di Al Qaeda. Molti partiti e i loro quadri dirigenziali hanno squassato le Maldive favorendo un processo proiettato verso l’estremismo religioso e la militanza nelle organizzazioni terroristiche. Altro teatro di villeggiatura diventato oggi
terreno di Al Qaeda è di sicuro l’arcipelago delle Isole Comore, luogo di nascita dello storico capo di Al Qaeda in Africa dell’Est, Fazul Abdullah Mohammed morto nel 2011 dopo esser sfuggito per dieci anni all’FBI. Leader storico di Al Shabaab parlava correttamente l’arabo, lo swahili, l’inglese, il francese, il comoriano e il somalo. Le isole Comore e tutto l’Oceano Indiano da tempo sono diventati terreno fertile per le scorribande dei pirati di Al Qaeda. Ma i recenti accadimenti ci rimandano ai safari kenioti e ai turisti occidentali non più al sicuro. Sono ancora fresche le immagini del gruppo armato che ha
fatto irruzione in un centro commerciale a Nairobi aprendo il fuoco sulla folla. Gli integralisti somali Al Shabaab hanno rivendicato su twitter l'attacco affermando di essere stati in contatto con un gruppo di attentatori "mujaheddin" che si trovavano all'interno del centro commerciale. Le milizie islamiche di Al Shabaab si sono sfaldate sul piano organizzativo dopo l'intervento delle Nazioni Unite in Somalia che li sta costringendo a ripiegare nelle aree rurali del Paese o nel vicino Kenya. Per sopravvivere hanno impostato una sistematica attività di saccheggio e soggiogazione dei villaggi sia somali ma soprattutto kenioti attaccando anche i turisti occidentali in villeggiatura. Nicholas Kay, rappresentante delle Nazioni Unite in Somalia ha richiesto l’invio di altri soldati raddoppiando gli sforzi affinché la minaccia terroristica sia totalmente debellata. Nel frattempo il turismo è notevolmente calato e gli stessi turisti italiani prima di andare in un’agenzia a prenotare il loro biglietto consultano regolarmente il sito della Farnesina.

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