Missioni all'italiana

22 Febbraio Feb 2014 1228 22 febbraio 2014

Mister Uranio

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In natura di uranio ce ne è abbastanza. Da un lato si arricchisce e dall’altro si impoverisce. Quello presente in natura non è bombabile quindi bisogna pulirlo e raffinarlo. Si estrae la parte usata per essere arricchita. Come un panettone con le uvette, la parte buona della bomba sono le uvette U235 e bisogna fare in modo che la massa interessata contenga solo queste. Si parla di centrifughe, tipo lavatrici, ovvero delle macchine complesse che servono per il processo di raffinazione. Questo è avvenuto in merito al programma nucleare iraniano. La proliferazione nasce comunque in Europa in Francia e Germania. Poi è passata in Pakistan che ha distribuito la tecnologia nucleare in diverse aree. La proliferazione degli ultimi 50 anni resta di origine europea. In merito all’uranio che si impoverisce il pensiero va subito ai Balcani e all’Iraq e soprattutto a tutte le vittime della sindrome da uranio impoverito. Le conclusioni della Commissione di inchiesta istituita in Italia nel 2006 presero atto dell’impossibilità di stabilire sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, un nesso diretto di causa ed effetto tra le patologie oggetto dell’inchiesta e i singoli fattori di rischio individuati nel corso delle indagini, con particolare riferimento agli effetti derivanti dall’uranio impoverito e dalla dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di metalli pesanti. Al tempo stesso ha però riconosciuto il diritto alle vittime delle patologie e per i loro familiari al ricorso degli strumenti indennitari previsti in tutti quei casi in cui l’amministrazione militare non fosse in grado di escludere un nesso di causalità. E così proprio a fine 2013 un carabiniere italiano, con una missione operativa in Kosovo e con un tumore alla tiroide contratto, ha ottenuto un congruo indennizzo di quasi 350.000 euro dai giudici del Tar della Lombardia. C’è poi la questione dello smaltimento dei mezzi militari contaminati. Pare che quelli utilizzati nei Balcani siano stati fusi proprio in Italia. Paolo Albano, a capo della procura di Isernia, ha potuto constatare che nell'area industriale di Pozzilli-Isernia, in Molise, sorgeva uno stabilimento oggi chiuso della Fonderghisa, azienda fiorente fino a quando, negli anni novanta non subì degli strani passaggi societari e scorporamenti vari e dichiarata fallita, venne chiusa. Paolo Albano sostiene che: “Negli alti forni sarebbero stati fusi i rottami ferrosi di mezzi militari che erano stati impiegati nella ex Jugoslavia e che sarebbero stati contaminati dall'uranio impoverito”. Le indagini proseguono mentre la popolazione civile e i soldati malati chiedono risarcimenti e chiarezza su quanto avvenuto.

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