Missioni all'italiana

6 Aprile Apr 2014 1221 06 aprile 2014

Vent'anni fa il genocidio in Ruanda

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Quando si parla di genocidio non si può pensare soltanto alle vittime della Shoah. Il primo grande genocidio fu commesso da un italiano, Giulio Cesare, che sterminò la popolazione dei Galli raccontando le sue gesta nel De Bello Gallico che gli studenti liceali conoscono bene. Vent’anni fa in Ruanda accadeva qualcosa di simile. Il 6 aprile 1994 il presidente hutu Habyarimana tornava in aereo dalla Tanzania, con il presidente del Burundi, dopo aver partecipato a un incontro per definire il processo di pace. Mentre cercava di atterrare nella capitale del Rwanda, Kigali, il suo aereo fu abbattuto da alcuni estremisti del suo stesso partito. La morte di Habyarimana fu usata come pretesto per scatenare il genocidio sancito dalla guerra etnica hutu-tutsi. La radio nazionale ruandese (la Radio des Milles Collines) e alcune stazioni private trasmettevano istruzioni agli squadroni della morte, i cosiddetti Interahamwe (che in lingua kinyarwanda significa “quelli che combattono insieme”), e spronavano incessantemente gli assassini ad accelerare il massacro. Le truppe ruandesi appoggiavano gli Interahamwe in quelle aree in cui incontravano la resistenza dei civili tutsi. Man mano che passavano i giorni gli assassini scarseggiavano in pallottole e così cominciarono a usare lance, bastoni cosparsi di chiodi, martelli, manubri di biciclette utile per braccare le vittime. Fu una carneficina, i miliziani sgozzarono e squartarono non fermandosi neanche davanti all’altare di una Chiesa. Per arrestare quell’orrore furono necessarie le immagini che indussero l’Occidente a scuotersi e intervenire. Troppo tardi molti avevano prestato il collo ad una lama ed altri avevano ucciso ammucchiando cadaveri su cadaveri fino a calpestarli con i loro piedi. Ma il più grande genocidio in termine di percentuale tra vittime e numero di abitanti è quello di Timor Est. L'occupazione indonesiana di Timor iniziata nel 1975 - anno dell'indipendenza dal Portogallo – costò in totale la vita a 308mila persone, e cioè al 44,3% della popolazione. Nel 1975 la comunità internazionale tacque quando cinque giornalisti con passaporto australiano, inglese e neozelandese vennero trucidati dai militari indonesiani in un villaggio: erano impegnati in un'inchiesta sulle azioni di guerra di Giacarta.

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