Missioni all'italiana

1 Ottobre Ott 2014 1246 01 ottobre 2014

Perché gli Usa non annienteranno Isis

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Alla domanda di un giornalista americano che gli chiedeva perché si servisse di arabi per costruire un ponte e non di ingegneri inglesi di prim’ordine, Lawrence d’Arabia rispose: “È meglio che siano loro a costruirlo, sia pure in modo approssimativo, che non gli inglesi in modo egregio. Sono le loro usanze, la loro cultura ad essere in gioco e qui, per noi, il tempo sta per scadere”. Da questa lezione il mondo occidentale non ha imparato nulla. In Iraq la strategia americana risulta alquanto discutibile. Se davvero la coalizione fantoccio messa su per eliminare Isis fosse davvero funzionante con la tecnologia a disposizione (caccia e droni) nel giro di una settimana di Isis non rimarrebbe traccia sul terreno. Invece il gruppo terroristico Isis, chiamato anche Daesh in arabo, è una minaccia troppo preziosa per distruggerla. Rappresenta comunque il movente ideale per giustificare la destabilizzazione e lo smembramento dell’Iraq. A ciò si aggiungono i forti interessi economici legati ai giacimenti petroliferi della zona di Mosul e Kirkuk che gli stessi americani sperano di difendere armando anche i curdi. Proprio i curdi che chiedevano aiuti umanitari e in cambio hanno ricevuto armi persino dall’Italia. Il sermone di Obama sul modello democratico da esportare in Iraq ormai non regge più. Il consolidamento di una struttura democratica vitale è un processo organico, intimamente legato a cultura e tradizioni del luogo. È un processo che procede dal basso e che raramente può essere imposto con successo dall’alto come pretendevano di fare gli americani anche in Afghanistan. Per non parlare dei regimi corrotti e antidemocratici passati e attuali vedi Egitto, Marocco, Pakistan, Giordania e Arabia Saudita, che risultano essere i più filoamericani. Nell’estate 2013 in Egitto ci fu l’appoggio occidentale al colpo di Stato del generale Al Sisi che ha rovesciato il governo, eletto con legittime elezioni, dei Fratelli musulmani. Infine cosa fa l’Europa sul tema di Isis e del Califfato. Quando si tratta di questioni politico-militari, l’imperatore è nudo e inerme. L’Unione Europea si è rivelata un nano politico e militare. Resta una incoerenza strategica e una politica per nulla comune in materia di politica estera su questioni internazionali.